Mostra sommario Nascondi sommario
Per Irene Vella la lotta con il peso è stata molto più di una questione estetica: ha inciso sulle relazioni, sulla salute e sulla capacità di essere presente per i suoi figli. Oggi, dopo un intervento di chirurgia bariatrica e la perdita di 42 chili, la giornalista racconta la sua trasformazione in un memoir che mette al centro la dimensione emotiva della cura del corpo.
La malattia che ha cambiato tutto
Il punto di svolta nella vicenda di Vella non è stato un incidente qualsiasi, ma la malattia che ha colpito suo marito. Lei gli aveva donato un rene anni prima; quando la patologia si è ripresentata con gravità, la frustrazione e il senso di impotenza l’hanno trascinata in un ciclo di abbuffate consolatorie.
Aspergillosi polmonare: i gruppi più a rischio e sintomi da non ignorare
Sedia ruotata: perché una sola posizione cambia forza, equilibrio e respiro
Non si tratta, dice l’autrice nel suo libro Un chilo alla volta (Urra Feltrinelli), di un problema improvviso: l’aumento era cominciato già con una menopausa precoce. Ma la ricaduta del 2018 ha portato il peso fino a 118 chilogrammi, con conseguenze fisiche e psicologiche sempre più evidenti.
Quando il corpo segnala il limite
La diagnosi di apnee notturne e il ricorso al respiratore furono l’allarme definitivo. Anche per i figli, spiega Vella, è stato un motivo forte per rimettersi in gioco: «Non volevo essere un altro genitore impedito dalla malattia» è l’idea che l’ha convinta a cercare una soluzione definitiva.
Il rischio cardiovascolare era alto: gli episodi di apnea, numerosi e lunghi, rendevano la situazione seria. Per queste ragioni e per il valore del suo indice di massa corporea — nel range che indica l’intervento se associato a patologie — la chirurgia è diventata un’opzione praticabile.
La scelta della chirurgia e il percorso clinico
Prima dell’operazione Vella ha seguito una dieta restrittiva, in pratica una fase pre-operatoria che serve anche a valutare la compliance del paziente. Ha perso circa cinque chili con una dieta chetogenica. L’intervento, eseguito in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale a Porto Viro, è durato circa un’ora; dimessa dopo pochi giorni, ha affrontato un progressivo ritorno al cibo solido, passando dalle prime settimane di alimentazione liquida a porzioni normali.
Il processo non è stato una «scorciatoia»: lo ribadisce lei stessa. La parte più difficile, spesso sottovalutata, è la riorganizzazione emotiva che segue la perdita della valvola di sfogo rappresentata dal cibo.
Il dopo: ritrovare spazio e respiro
In otto mesi Vella ha perso 42 chili, stabilizzandosi intorno ai 72 kg. Racconta che oggi può mangiare di tutto, ma in quantità controllate: assaggi rapidi, pause tra una porzione e l’altra e una maggiore attenzione alla sensazione di sazietà imposta dallo stomaco ridotto.
Il cambiamento non è solo fisico. Tornare a muoversi senza inerzia, infilare tacchi, uscire al ristorante senza il timore del giudizio: sono gesti che descrive come piccoli trionfi quotidiani. L’obesità — la definisce nelle pagine — ha la forza di limitare desideri e prospettive; liberarsene significa riaprire la vita.
Cosa serve davvero per farcela
Secondo Vella, la buona riuscita dell’intervento dipende dalla combinazione di impegno medico e lavoro personale. La chirurgia modifica lo strumento fisico, ma non elimina automaticamente le dinamiche emotive alla base del rapporto col cibo. Serve supporto, costanza e un percorso di ascolto di sé.
Nel libro emergono, oltre ai dettagli clinici, frammenti di quotidianità che spiegano perché quel percorso conti anche sul piano familiare: proteggere i figli, restare protagonisti della propria vita, non delegare il benessere agli alibi del cibo.
Perché la sua storia interessa oggi
La testimonianza di Vella arriva in un contesto di crescente attenzione pubblica alla relazione tra obesità, salute mentale e interventi chirurgici: con l’aumento delle procedure bariatriche, cresce anche la domanda di racconti che mettano a fuoco non solo i numeri, ma la qualità della vita post-intervento. La sua esperienza offre una lettura concreta delle difficoltà e delle opportunità che seguono la scelta chirurgica.
Chi volesse approfondire trova la narrazione completa in Un chilo alla volta, dove le scelte cliniche si intrecciano alle scoperte intime di chi ha deciso di cambiare strada, passo dopo passo.












