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In occasione della Giornata della Celiachia i nuovi dati nazionali mostrano un aumento delle diagnosi: in un anno sono state registrate oltre 13.000 nuove segnalazioni, portando il totale a circa 265.102 persone. Il dato è rilevante oggi perché evidenzia sia una maggiore capacità diagnostica sia un consistente numero di casi ancora non identificati.
I numeri resi noti il 16 maggio indicano un quadro in evoluzione: rispetto all’anno precedente si registra un incremento intorno a +13.000 diagnosi. Al contempo, gli esperti stimano che rimangano tra le 300 e le 400 mila persone affette da celiachia non ancora diagnosticate, una differenza che sottolinea la presenza di un «sommerso» clinico rilevante.
Perché crescono le diagnosi
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Il rialzo non necessariamente riflette un aumento reale della malattia, ma piuttosto un miglioramento nelle procedure di individuazione: maggiore attenzione dei medici di base e degli specialisti, diffusione dello screening nelle fasce a rischio, e accesso più facile ai test sierologici. Anche la sensibilizzazione pubblica — alimentata dalle campagne informative e dal confronto nelle associazioni pazienti — ha contribuito a far emergere sintomi prima trascurati.
Questa tendenza ha implicazioni pratiche: individuare la malattia in tempo permette di ridurre complicazioni legate alla malassorbimento, come carenze nutritive o problemi ossei, e di migliorare la qualità di vita attraverso interventi dietetici appropriati.
Che cosa cambia per chi viene diagnosticato
La diagnosi apre percorsi di cura e supporto. In Italia il Servizio Sanitario Nazionale prevede modalità di assistenza e forme di sostegno per i pazienti con celiachia, che comprendono la consulenza nutrizionale e l’accesso a prodotti senza glutine. Il rispetto della dieta rimane la pietra angolare del trattamento e richiede educazione alimentare e follow-up medico.
Non tutti i casi si manifestano allo stesso modo: alcuni pazienti presentano sintomi evidenti fin dall’infanzia, altri sviluppano segni solo in età adulta, spesso in forma atipica o asintomatica. Questo contribuisce a ritardi diagnostici che, secondo le stime, sono ancora significativi a livello nazionale.
Cosa fare se si sospetta la celiachia
Chi avverte sintomi sospetti — stanchezza persistente, disturbi gastrointestinali ricorrenti, perdita di peso o carenze di nutrienti — dovrebbe rivolgersi al medico di famiglia per una valutazione iniziale. Il percorso diagnostico tipico include test sierologici specifici e, se necessario, esami di conferma specialistica.
In occasione della Giornata della Celiachia molte associazioni e strutture sanitarie offrono informazioni e iniziative di screening: un’opportunità per chi ha sintomi o una storia familiare di malattia per chiedere chiarimenti e supporto.
Il bilancio odierno fotografa due facce della stessa realtà: da un lato una capacità diagnostica in aumento, dall’altro una quota evidente di casi non ancora intercettati. Per chiunque sospetti di essere interessato, la strada più utile resta la consultazione specialistica per evitare ritardi che possono pesare sulla salute a lungo termine.












