Mostra sommario Nascondi sommario
Un’indagine aggiornata di Altroconsumo su 79 pesto pronti venduti nei supermercati rivela un dato netto: nessuno ha ottenuto un giudizio superiore alla sufficienza. La notizia interessa chi compra prodotti confezionati e chi cerca alternative più sane, perché spiega i limiti delle versioni commerciali rispetto al classico fatto in casa.
Perché molti pesti finiscono male nella valutazione
L’esito non dipende tanto da una singola marca, quanto dalla composizione tipica del prodotto: il pesto contiene per natura ingredienti ricchi di grassi. L’abbondanza di olio, l’uso di formaggi (parmigiano, pecorino) e di frutta secca (pinoli o, più frequentemente, anacardi) innalza il contenuto di grassi saturi e calorie.
allenamento fino al cedimento: quando conviene e quando può nuocere
Aspergillosi polmonare: i gruppi più a rischio e sintomi da non ignorare
Altroconsumo attribuisce al Nutri-Score il 55% del punteggio complessivo, e questo sistema penalizza soprattutto la presenza di grassi saturi, sale e zuccheri aggiunti. A pesare ulteriormente c’è il giudizio sul livello di trasformazione industriale (circa 15% del voto): più un prodotto è ultra-processato, più il suo punteggio si abbassa. Infine, la presenza di edulcoranti incide nella valutazione, anche se nel caso del pesto il cuore del problema resta la sua naturale ricchezza lipidica.
I pochi prodotti che hanno ottenuto una valutazione “accettabile”
Solo tre referenze sono state classificate nella fascia definita “accettabile”: Lettere dall’Italia (MD) Pesto alla Genovese, Lettere dall’Italia Pesto alla Genovese Senza Aglio (entrambi con 42 punti) e Vemondo (Lidl) Pesto Vegano al Basilico (41 punti). Per il resto della lista, il giudizio è caduto nella fascia “scarsa”.
Tra i prodotti più noti che non hanno superato la soglia di sufficienza si segnalano, tra gli altri:
- Alce Nero Pesto alla Genovese – 39 punti
- Deluxe (Lidl) Pesto Basilico e Rucola con Anacardi – 38 punti
- Barilla Pesto Basilico e Limone – 32 punti
- Terre d’Italia Pesto della Liguria con Basilico Genovese DOP e Olio EVO – 32 punti
- Esselunga Bio Pesto con Basilico Genovese DOP Senza Aglio – 32 punti
- Biffi Pesto 100% Vegetale Senza Formaggio – 32 punti
- Sapori & Dintorni (Conad) Pesto Genovese – 31 punti
- Il Viaggiator Goloso Pesto Genovese – 30 punti
- PAM Pesto Fresco (con/senza aglio) – 30 punti
Cosa significa per chi compra e come orientarsi
La rilevanza della ricerca è pratica: se cerchi un pesto “più leggero” è importante leggere la lista degli ingredienti e non fidarsi solo dell’etichetta di marca. Versioni vegane o senza formaggio possono avere un profilo lipidico diverso, ma non sono automaticamente migliori: dipende dalla quantità di olio e dalla presenza di additivi.
Per ridurre l’apporto calorico e di grassi senza rinunciare al sapore si possono seguire alcune semplici mosse: preparare il pesto in casa dosando olio e formaggi, usare meno pinoli o sostituirli con noci più economiche in piccole quantità, allungare la salsa con acqua di cottura della pasta o con qualche foglia in più di basilico. Moderazione nelle porzioni resta un consiglio chiave.
Infine, va ricordato che la classifica riflette un modello di valutazione preciso: il giudizio di Altroconsumo punta su salute nutrizionale e livello di trasformazione. Il pesto tradizionale ligure rimane una salsa calorica per sua natura, dunque la scelta migliore per chi vuole contenere grassi e sale è cucinarlo artigianalmente e consumarlo con misura.












