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Ogni anno in Italia il monossido di carbonio provoca centinaia di decessi e migliaia di ricoveri: le stime parlano di circa 350-600 morti e oltre 6.000 ospedalizzazioni. L’allarme è tornato dopo la tragedia del 30 agosto 2026 in una baita del Verbano-Cusio-Ossola, dove un volontario è morto e altre cinque persone sono rimaste intossicate: otto casi su dieci avvengono in ambito domestico, rendendo il rischio un problema concreto per chi usa impianti di combustione in casa.
Perché il gas è così pericoloso
Il monossido di carbonio si caratterizza per l’assenza di odore, colore e sapore, e non provoca irritazione immediata: questo lo rende difficilmente rilevabile senza strumenti. Respirandolo, il gas raggiunge i polmoni e passa nel sangue dove interferisce con il trasporto dell’ossigeno.
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Nel sangue il monossido si lega all’emoglobina formando **carbossiemoglobina**, un composto molto più stabile rispetto a quello con l’ossigeno: ne consegue una riduzione della capacità ematica di portare ossigeno ai tessuti e un rischio di ipossia anche a concentrazioni relativamente basse.
Dove e come si forma
Qualsiasi processo di combustione può generare monossido: non solo incendi, ma anche apparecchi domestici come caldaie, scaldabagni, stufe e caminetti. Problemi tecnici alle canne fumarie o una ventilazione insufficiente aumentano il rischio che i fumi si accumulino all’interno degli ambienti.

Un’altra fonte frequente sono i motori a combustione — generatori, automobili lasciate accese in spazi chiusi o parzialmente coperti — che possono introdurre rapidamente gas tossici in locali non adeguatamente aerati.
Sintomi e chi è più a rischio
I segni di un’intossicazione possono essere inizialmente vaghi: mal di testa, vertigini, nausea e senso di stanchezza. Con l’aumento dell’esposizione possono comparire confusione, dolore toracico, perdita di coscienza o crisi respiratorie.
Alcune categorie sono particolarmente vulnerabili: anziani, persone con malattie cardiache o respiratorie, donne in gravidanza, neonati e bambini. Anche esposizioni prolungate a basse dosi possono provocare disturbi neurologici e cardiaci a lungo termine.
Consigli pratici dall’ISS per evitare incidenti
- Non utilizzare forni o piani cottura a gas per riscaldare gli ambienti.
- Mai accendere barbecue a carbone, fornelli da campeggio o lanterne in spazi chiusi (tende, camper, abitazioni).
- Non utilizzare generatori o apparecchi a combustione in cantine, garage o locali non ventilati; se impiegati all’aperto, mantenere sempre libere le vie di uscita dei fumi.
- Non lasciare veicoli accesi in spazi chiusi o parzialmente chiusi: gli scarichi rischiano di entrare nell’abitazione.
Oltre a queste prescrizioni, gli enti sanitari raccomandano di installare rilevatori di monossido in abitazioni dotate di impianti a combustione: dispositivi certificati possono segnalare la presenza del gas prima che compaiano i primi sintomi.

Manutenzione e impianti più a rischio
La prevenzione passa soprattutto dalla corretta installazione e dalla manutenzione periodica degli impianti. Controlli tecnici regolari, verifiche delle canne fumarie e interventi da parte di professionisti abilitati riducono significativamente il pericolo.
Particolare attenzione va riservata agli impianti non collegati alla rete del metano, come quelli alimentati a **GPL**: il reinserimento o la sostituzione delle bombole da parte di utenti non qualificati può favorire perdite. Per questi impianti sono previste prove di tenuta e verifiche a cadenze specifiche (ad esempio la prova di tenuta ogni 10 anni per alcune installazioni).
Cosa fare se si sospetta un’intossicazione
Al primo sospetto di avvelenamento è fondamentale allontanarsi immediatamente dall’ambiente potenzialmente contaminato e chiamare i servizi di emergenza. Se possibile, aprire porte e finestre per favorire l’aerazione e non riaccendere apparecchi a combustione.
Il trattamento dipende dalla gravità: nei casi acuti può essere necessario il ricovero e, in situazioni critiche, l’ossigenoterapia o l’uso di camere iperbariche per ridurre la concentrazione di carbossiemoglobina.
La sequenza di incidenti registrati negli ultimi mesi e la recente morte nel Verbano-Cusio-Ossola ricordano che il rischio non è remoto: controlli regolari, comportamenti corretti e sistemi di rilevazione sono le misure chiave per ridurre casi di intossicazione evitabili.












