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La scomparsa di Mattia Maestri, avvenuta il 2 agosto 2026, riporta sotto i riflettori i rischi legati al consumo di prodotti non pastorizzati. Originario di Coredo (Val di Non), Mattia era in stato vegetativo dal 2017 dopo aver mangiato un formaggio preparato con latte crudo contaminato da Escherichia coli: la sua morte solleva di nuovo interrogativi sulla sicurezza alimentare, soprattutto per i bambini.
I numeri e il periodo più critico
In Italia la complicanza più temuta dopo infezioni da Escherichia coli è la SEU (Sindrome emolitico-uremica). Il registro nazionale segnala che nel 2025 sono stati notificati 43 casi distribuiti in 15 regioni: tutte le persone colpite avevano meno di 15 anni. Gli esperti indicano l’estate come il periodo a maggiore incidenza, quando temperatura e comportamenti alimentari aumentano il rischio di contaminazioni.
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Le raccomandazioni degli specialisti
La pediatra nefrologa Marina Vivarelli, intervenuta nella campagna istituzionale per la stagione estiva, ha ricordato che il latte non trattato può veicolare batteri e la Shiga-tossina, che causa inizialmente disturbi intestinali ma può portare a complicanze renali gravi nei più piccoli.
Fabrizio Pregliasco, responsabile della scuola di specializzazione in Igiene all’Università di Milano, sottolinea invece come la cautela non debba limitarsi solo ai bambini: vanno protette anche le donne in gravidanza, gli anziani e le persone con sistema immunitario compromesso.
Oltre al latte, altri pericoli alimentari
Il rischio alimentare non si esaurisce nel latte crudo. Acque non controllate (ad esempio pozzi), carni, uova e pesce poco cotti possono veicolare agenti patogeni potenzialmente gravi. In molte infezioni alimentari la cottura adeguata e le corrette pratiche igieniche sono determinanti per prevenire problemi.
Come ridurre il rischio: consigli pratici
Per limitare la probabilità di infezioni gli esperti e il ministero della Salute ricordano alcune precauzioni semplici ma efficaci.
Preferire latte e derivati pastorizzati, soprattutto per i bambini e le categorie fragili. Quando si consumano prodotti a base di latte non pastorizzato, è consigliabile accertarsi che siano stati preventivamente bolliti.
Nei luoghi di accoglienza come agriturismi la somministrazione di latte non pastorizzato è consentita solo se preceduta da bollitura: chiedere conferma al personale è una misura pratica per tutelare i bambini.
Cuocere bene carni, uova e pesce; evitare acqua di pozzi non analizzata; mantenere la catena del freddo e rispettare le norme di igiene in cucina (lavaggio mani, superfici e utensili separati per alimenti crudi).
Che cosa dice il ministero
Il ministero della Salute valuta il rischio legato al latte crudo come “generalmente contenuto”, ma avverte che non va sottovalutato per gruppi vulnerabili. Per questo motivo sono state pubblicate linee guida per il controllo della presenza di STEC nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati.
Il caso di Mattia riporta l’attenzione pubblica su scelte alimentari apparentemente innocue: conoscere i rischi e adottare misure preventive può ridurre contaminazioni ed evitare esiti drammatici, in particolare fra i più giovani.












