Caffè: 3-5 tazze quotidiane legate a calo netto di infarti e ictus, dicono cardiologi Usa

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Una recente revisione della letteratura suggerisce che, per la maggior parte degli adulti sani, assumere fino a 400 mg di caffeina al giorno — l’equivalente di circa cinque tazze di caffè filtrato — non sembra aumentare il rischio cardiovascolare. Al tempo stesso gli esperti avvertono che non tutte le fonti di caffeina sono uguali e che alcune bevande possono rappresentare un pericolo concreto per il cuore.

Qual è il pericolo reale oggi

Il messaggio arriva da ricercatori guidati da esperti dell’Università di San Francisco e da gruppi di lavoro dell’American Heart Association che hanno valutato studi recenti: per il grande pubblico il consumo moderato di caffè non sembra associarsi a un maggior rischio cardiaco. Tuttavia questa conclusione non vale automaticamente per chi usa bevande ad alto contenuto di caffeina o ha condizioni mediche preesistenti.

Importa sapere che la risposta alla caffeina varia molto da persona a persona in base a fattori come età, farmaci assunti, patologie croniche, e persino differenze genetiche nella capacità di metabolizzare la sostanza. Perciò la soglia di tolleranza non è universale.

Energy drink ed energy shot: un’altra categoria

Gli specialisti sottolineano che energy drink e energy shot contengono dosi più elevate di caffeina e spesso mix di stimolanti aggiuntivi; per questo motivo sono associati a un aumento del rischio di ipertensione, palpitazioni e aritmie in gruppi vulnerabili. Per la popolazione generale il consiglio è prudenza, e per molti medici la raccomandazione pratica è di evitarli del tutto.

Limiti delle evidenze

Gran parte delle ricerche disponibili è di tipo osservazionale: indicano correlazioni, ma non permettono di stabilire con certezza nessi di causa-effetto. Inoltre, negli studi il caffè è spesso la principale fonte di caffeina, quindi è possibile che altri componenti del caffè — alcuni dei quali con potenziali effetti antiossidanti e antinfiammatori — influiscano sui risultati.

Serve più ricerca sperimentale e controllata, e studi che considerino tutte le fonti di caffeina: tè, cioccolato, bibite gassate e farmaci contribuiscono infatti all’apporto complessivo e possono alterare il quadro di rischio.

Cosa conviene fare subito

Per chi cerca una regola pratica: mantenere l’assunzione intorno a 400 mg al giorno può andar bene per la maggior parte degli adulti sani; preferire il caffè nero senza zucchero riduce gli effetti negativi degli additivi. Chi soffre di ipertensione, aritmie, o assume farmaci che interagiscono con la caffeina dovrebbe invece consultare il proprio medico.

Riconoscere segnali come palpitazioni, ansia, insonnia o peggioramento della pressione è importante: in presenza di questi sintomi è opportuno ridurre il consumo e chiedere consiglio clinico. Infine, attenzione alle bevande commerciali energizzanti: la loro composizione le rende potenzialmente rischiose anche per persone giovani e apparentemente sane.

In sintesi, la novità principale è che il caffè consumato con moderazione resta compatibile con la salute cardiaca per molti, ma la prudenza resta d’obbligo — soprattutto con prodotti ad alto contenuto di caffeina e per chi ha fattori di rischio o terapie in corso.

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