Mostra sommario Nascondi sommario
L’estate si avvicina e con essa la prospettiva di ondate di calore intense: per questo la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) richiama l’attenzione sui rischi per la pelle e sulle misure pratiche da adottare subito. Quello che cambia rispetto al passato è l’approccio: non basta più solo la crema solare, serve una protezione pensata per il singolo e rivolta anche alla luce non UV.
I dieci consigli pratici per il sole
La SIDeMaST mette in primo piano regole semplici ma essenziali per ridurre i danni immediati e quelli che si accumulano negli anni:
Microbiota condiziona l’appetito: nuove prove sul controllo intestino-cervello
Gambe rinforzate: 3 movimenti yoga semplici da fare ogni giorno
- Usare un filtro adeguato al proprio fototipo e alle condizioni: in generale privilegiare SPF 30 o superiore.
- Stendere la protezione con anticipo: applicarla almeno 20–30 minuti prima dell’esposizione.
- Non lesinare sulla quantità: serve abbastanza prodotto per coprire correttamente tutta la pelle esposta.
- Coprirsi tutte le aree spesso dimenticate: orecchie, collo, dorso delle mani, piedi e labbra vanno protetti con cura.
- Usare la protezione anche nelle giornate nuvolose: le radiazioni raggiungono la superficie anche con il cielo coperto.
- Riapplicare dopo il bagno, l’attività sportiva o una sudorazione intensa, anche se la formula è resistente all’acqua.
- Limitare l’esposizione diretta nelle ore più calde, in genere tra le 11 e le 15.
- Non sottovalutare luoghi come la montagna o la barca, dove la riflessione aumenta l’esposizione.
- Dare massima attenzione ai bambini: prodotti specifici e misure fisiche di schermatura (ombrelloni, vestiti leggeri, cappelli).
- Quando serve, prenotare una visita dermatologica per definire una strategia personalizzata.
Perché il sole è pericoloso: UVA e UVB
Le radiazioni UV non sono tutte uguali. Gli UVA rappresentano la maggior parte della radiazione che raggiunge la Terra e penetrano più in profondità, contribuendo a fenomeni di invecchiamento cutaneo e stress ossidativo. Gli UVB, invece, sono i principali responsabili di eritemi e dei danni diretti al DNA che aumentano il rischio di tumori della pelle, tra cui melanoma e carcinomi.
Proteggersi correttamente significa quindi contrastare sia il fotoinvecchiamento sia i danni genetici inducibili dal sole.
Oltre gli UV: il concetto di esposoma solare
La SIDeMaST sottolinea che oggi si guarda all’esposoma solare, cioè all’insieme di fattori ambientali e comportamentali che influenzano la pelle. Tra questi c’è la luce visibile, in particolare la porzione blu-violetta ad alta energia, che può aggravare iperpigmentazioni come il melasma o favorire il fotoinvecchiamento.
Per questo motivo la protezione ideale non è più esclusivamente anti-UV: serve una barriera più ampia, capace di difendere anche dalle componenti della luce visibile.
Filtri colorati e protezione multispettrale
I dermatologi consigliano l’uso di schermi colorati (tinted sunscreens) che contengono ossidi di ferro: questi ingredienti migliorano la protezione contro la luce visibile e possono essere utili nei casi di melasma e di iperpigmentazione post-infiammatoria. In pratica, alcuni prodotti oggi combinano fotoprotezione e correzione pigmentaria.
La definizione più corretta della protezione richiesta dagli esperti è quindi multispettrale: UVA, UVB e porzioni dannose della luce visibile devono essere prese in considerazione insieme.
Il danno che si accumula: “environmental aging”
Si parla sempre più spesso di environmental aging, un concetto che amplia il tradizionale photoaging. L’obiettivo non è solo evitare scottature immediate, ma ridurre il danno cumulativo che, anno dopo anno, promuove rughe, alterazioni pigmentarie e aumenta il rischio di patologie cutanee correlate all’ambiente.
Fotoprotezione su misura
La protezione efficace deve essere personalizzata: età, fototipo, lavoro all’aperto, terapia immunosoppressiva o condizioni cutanee preesistenti richiedono strategie diverse. Per esempi concreti, le soluzioni indicate per un bambino non sono le stesse consigliate a chi soffre di melasma o a un lavoratore esposto per molte ore al giorno.
Per questo motivo gli specialisti raccomandano il confronto con il dermatologo per costruire un piano di protezione mirato.
La frontiera: fotoprotezione biologica
Tra le linee di ricerca più promettenti c’è la cosiddetta fotoprotezione biologica, che punta a sostenere i meccanismi difensivi endogeni della pelle contro stress ossidativo, infiammazione e danni al DNA. L’idea è intervenire sui processi cellulari alla base del danno cutaneo, ma le evidenze cliniche sono ancora in sviluppo e serviranno studi più approfonditi prima di considerarla uno standard.
In sintesi: l’estate impone prudenza e gestione personalizzata del rischio. Applicare regole semplici e aggiornare la protezione in base alla luce che effettivamente incontriamo è la strada più efficace per salvaguardare la pelle oggi e negli anni a venire.












