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Un recente studio pubblicato su The Lancet mette in dubbio l’efficacia di programmi intensivi per far bere di più chi ha avuto un episodio di colica renale: nonostante un lieve aumento della quantità di liquidi assunti, il tasso di recidive è rimasto sostanzialmente invariato. La notizia è attuale perché ondate di calore e cambiamenti nello stile di vita rendono la prevenzione dei calcoli un tema concreto per molte famiglie.
I calcoli renali non sono una novità della medicina moderna: reperti archeologici ne attestano la presenza già nelle civiltà antiche. Oggi però la loro diffusione è ampia e in crescita, tanto che molte persone conoscono qualcuno che li ha avuti.
Il nuovo trial in breve
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Lo studio randomizzato ha coinvolto oltre 1.600 pazienti con storia di calcoli, seguiti per due anni. A un gruppo è stato offerto un programma strutturato (prescrizione idrica personalizzata, incentivi economici, coaching telefonico e promemoria via sms); l’altro ha ricevuto semplici raccomandazioni generiche di bere di più.
Esito: nuove coliche o interventi chirurgici si sono verificati nel 19% del primo gruppo e nel 20% del secondo. Gli autori sottolineano che, pur avendo aumentato l’apporto idrico, i partecipanti del gruppo attivo lo hanno fatto in modo limitato: l’incremento non è stato sufficiente per tradursi in una riduzione clinicamente rilevante degli eventi.
Perché l’idratazione resta importante
L’elemento chiave nella prevenzione è la diluizione dell’urina: quando il volume urinario è basso i sali e i minerali tendono a cristallizzare. Le linee guida suggeriscono di ottenere una diuresi giornaliera significativa — indicativamente pari a circa 2,5 litri di urina — ma la quantità effettiva da bere varia molto da persona a persona.
Un criterio pratico per orientarsi è osservare il colore delle urine: devono rimanere chiare o di un giallo molto pallido. Con temperature estive elevate, la perdita di liquidi per sudorazione aumenta il rischio di formazione di calcoli: alcune analisi stimano un aumento della probabilità di colica del 2,4% per ogni grado in più della temperatura media.
I tipi di calcolo e le cure
I calcoli possono avere dimensioni molto diverse: da granelli di sabbia che escono quasi indisturbati fino a masse paragonabili a una pallina da golf. Le opzioni terapeutiche vanno dall’attesa fisiologica (per i piccoli frammenti) alla litotrissia extracorporea a onde d’urto e, se necessario, a interventi più invasivi.
Circa il 70–80% dei calcoli è costituito da ossalato di calcio; una quota minore riguarda il fosfato di calcio e una parte ancora minore l’acido urico.
Cosa conta nella dieta
La prevenzione non si limita all’acqua: nel profilo di rischio pesano il peso corporeo, la genetica e il quadro metabolico individuale. L’allontanamento dagli schemi della tradizionale dieta mediterranea — più proteine animali, più sale e più bevande zuccherate — sembra aver contribuito all’aumento dei casi.
Contrariamente a un diffuso errore, eliminare latte e formaggi può essere controproducente: un adeguato apporto di calcio alimentare (intorno a 1.000–1.200 mg al giorno, preferibilmente ai pasti) aiuta a legare l’ossalato nell’intestino e ridurne l’assorbimento. Al contrario, l’eccesso di sodio è un fattore che facilita l’eliminazione di calcio nelle urine e aumenta il rischio di formazione di calcoli.
Per i calcoli di acido urico, peso rilevante ha l’acidità urinaria. Alimenti ricchi di purine — come carne rossa, frattaglie, alcuni pesci e crostacei — aumentano la produzione di acido urico; anche zuccheri semplici (in particolare il fruttosio) e l’alcol tendono ad abbassare il pH urinario.
Il ruolo del citrato
Frutta e verdura, tipiche della dieta mediterranea, aumentano il livello di citrato nelle urine e contribuiscono ad alzare il pH, riducendo così la probabilità di cristallizzazione. In soggetti con carenza documentata di citrato urinario, la terapia con potassio citrato è una scelta riconosciuta per prevenire le recidive.
Come bevande, acqua, tisane e tè verde sono buone scelte; bevande zuccherate e consumo eccessivo di alcol invece favoriscono alterazioni metaboliche associate al rischio di calcoli.
- Controllo pratico: mirare a mantenere l’urina chiara durante la giornata.
- Aumentare i liquidi in modo proporzionale a sudorazione e attività fisica.
- Ridurre il sale nella dieta; non eliminare il calcio alimentare.
- Limitare carni rosse, frattaglie e bevande zuccherate.
- Moderare l’alcol, soprattutto in estate o dopo sforzi intensi.
- Se ricorrenze frequenti: valutazione metabolica specialistica e possibile integrazione con potassio citrato.
Chi corre più rischi
Chi ha già avuto una colica presenta una probabilità elevata di recidiva: le stime classiche indicano almeno il 50% di rischio entro dieci anni senza interventi mirati. Più esposti sono i soggetti con familiarità, alterazioni metaboliche (diabete, insulino-resistenza, obesità), chi è cronicamente disidratato o svolge lavori che limitano la possibilità di bere e urinare regolarmente.
Preoccupante è l’aumento dei casi tra bambini e adolescenti, specialmente nelle ragazze, collegato a diete ricche di sale, bevande zuccherate, vita sedentaria e scarsa idratazione. Scuole e famiglie possono giocare un ruolo importante nella prevenzione attraverso educazione alimentare e abitudini idriche corrette.
In sintesi: la prevenzione dei calcoli è multifattoriale. I programmi che promuovono l’aumento dei liquidi possono aiutare, ma lo studio citato evidenzia che incrementi modesti non bastano. Serve un approccio continuo e personalizzato che combini idratazione adeguata, modifiche dietetiche e, quando necessario, interventi medici mirati per ridurre il rischio di nuove coliche.












