Pediatri: emergenza di 500 specialisti in Italia, il Nord subisce il colpo più duro

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In Italia mancano quasi 500 pediatri di libera scelta e la carenza si concentra soprattutto al Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto pesano per la maggior parte dei vuoti. La situazione influisce subito sulle famiglie e sulla continuità delle cure pediatriche, e rischia di complicarsi nei prossimi anni con pensionamenti e la possibile estensione dell’assistenza fino a 18 anni.

Gravità e territori più colpiti

Secondo l’analisi della fondazione Gimbe, il deficit nazionale si aggira attorno alle 500 unità, con quasi l’80% delle mancanze localizzate in poche regioni. In alcune aree si registrano carichi di lavoro superiori al tetto previsto: oltre la soglia dei 1.000 assistiti per pediatra, numero che l’Accordo collettivo nazionale ha fissato come limite massimo.

Il risultato è significativo: famiglie che faticano a trovare un medico disponibile, liste d’attesa più lunghe e una maggiore pressione sui pediatri ancora in servizio. Per i bambini più piccoli e per i casi fragili, questa dispersione della continuità assistenziale può tradursi in rischi concreti.

Perché la questione è urgente oggi

La notizia è attuale perché il quadro demografico, le norme contrattuali aggiornate e i flussi di personale convergono nello stesso periodo. L’ultimo Acn, entrato in vigore il 18 marzo 2026, ha formalizzato limiti e criteri che accentuano le tensioni dove mancano medici.

In più, la riforma che propone di estendere l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe, nelle stime, oltre 3.500 pediatri in più per mantenere livelli assistenziali adeguati: un salto sostanziale rispetto all’organico attuale.

Come funziona oggi l’assistenza

Il sistema prevede che i bambini fino ai 6 anni siano assistiti obbligatoriamente da un pediatra. Tra i 6 e i 13 anni i genitori possono scegliere se mantenere il pediatra o passare al medico di medicina generale; al compimento dei 14 anni l’assistenza pediatrica termina in via ordinaria, con alcune proroghe solo per situazioni cliniche documentate.

Queste regole influenzano direttamente il calcolo del fabbisogno di specialità e dei carichi di lavoro sui pediatri ancora in servizio.

Dati recenti: quanti bambini e che spostamenti

Istat segnala che al 1° gennaio 2025 i bimbi da 0 a 5 anni erano oltre 2,4 milioni, mentre i 6-13enni superavano i 4 milioni. Nel 2024 sono nati circa 370.444 nuovi bambini e quasi 567.000 ragazzi hanno compiuto 14 anni.

Considerando che l’82,9% dei 6-13enni risulta ancora iscritto al pediatra, Gimbe stima che nel 2024 più di 470 mila assistiti siano transitati dai pediatri ai medici di medicina generale. Il saldo pratico per la pediatria di libera scelta è quindi di circa 100.000 assistiti in meno rispetto ai nuovi nati dello stesso anno.

Numeri, contratti e parametri di calcolo

Il nuovo Acn definisce anche il criterio per stimare il fabbisogno: il rapporto ottimale è di un pediatra ogni 850 bambini, con considerazione di frazioni superiori a 450. Nel computo si prende la popolazione sotto i 14 anni sottraendo i 6-13enni già seguiti dai medici di famiglia. In assenza di intese regionali integrative, si assume che il 70% dei 6-13enni possa essere ancora seguito dai pediatri.

Questa metodologia mira a rendere più aderente il calcolo alla pratica reale, includendo nel conteggio anche i minori tra i 6 e i 13 anni effettivamente in carico ai pediatri — elemento che in passato era sottovalutato.

Pensionamenti e ricambio generazionale

La Federazione Italiana Medici Pediatri stima che tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione circa 1.547 pediatri di libera scelta. Negli ultimi sei anni le borse per la specializzazione in pediatria sono aumentate, ma non è possibile prevedere quante nuove leve sceglieranno la pediatria di famiglia rispetto alla carriera ospedaliera.

Questo nodo è critico: anche con un maggior numero di specialisti formati, resta incerta la distribuzione territoriale e la volontà dei giovani medici di operare sul territorio, condizioni necessarie per colmare i vuoti attuali.

Un problema sistemico: anche i medici di base scarseggiano

Al deficit di pediatri si somma la carenza di medici di medicina generale: analisi precedenti indicano una mancanza di oltre 5.700 medici di base. Ne consegue che molti adolescenti che lasciano l’assistenza pediatrica a 14 anni rischiano di non trovare un medico disponibile.

Di conseguenza le deroghe ai massimali vengono concesse più spesso, alimentando un circolo pericoloso: più pazienti per ciascun medico, maggiore sovraccarico, qualità e accessibilità ridotte.

Quali sono le possibili ricadute per le famiglie

Per le famiglie significa maggiore difficoltà a iscrivere i figli, visite meno tempestive, e potenzialmente una frammentazione della continuità assistenziale. Nei territori con carenze accentuate, la qualità del follow-up per neonati e bambini con patologie croniche può peggiorare.

Se la proposta di estendere l’assistenza fino ai 18 anni venisse attuata senza un piano credibile di reclutamento e distribuzione dei pediatri, il sistema rischierebbe di contrarre ulteriormente l’accessibilità delle cure per le fasce più giovani della popolazione.

Per invertire la tendenza serviranno scelte coordinate: pianificazione delle borse e degli incentivi, politiche regionali per distribuire i professionisti nelle aree più critiche, e interventi per rafforzare anche la medicina generale di territorio.

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