Mostra sommario Nascondi sommario
I nuovi dati preliminari dell’Istituto Superiore di Sanità, raccolti nel quadro dell’Italian Health Examination Survey – Progetto Cuore 2023-2025, mostrano che la maggior parte degli italiani continua a consumare troppo sale: solo una quota limitata della popolazione rispetta le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Questo ha conseguenze immediate sulla salute pubblica, perché l’eccesso di sodio aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e altre patologie croniche.
Cosa rivelano i numeri
Secondo l’indagine, gli uomini tra i 35 e i 74 anni ingeriscono in media 9,3 grammi di sale al giorno, mentre le donne nello stesso intervallo d’età arrivano a circa 7,1 grammi. L’Oms indica come obiettivo meno di 5 grammi giornalieri. Ne consegue che solo una minoranza rispetta questo limite: la quota è più bassa tra gli uomini (poco più del 10%) e più alta tra le donne (circa un quarto), per un valore complessivo vicino al 17-18% della popolazione adulta.
Microbiota condiziona l’appetito: nuove prove sul controllo intestino-cervello
Gambe rinforzate: 3 movimenti yoga semplici da fare ogni giorno
I rilievi sono stati effettuati in 17 regioni italiane e riflettono un quadro nazionale che, pur mostrando miglioramenti nel lungo periodo, resta distante dagli obiettivi di salute pubblica.
Trend degli ultimi anni
Tra il 2008 e il 2018 la media del consumo di sale nella popolazione adulta italiana è calata di circa il 12%. Tuttavia, i dati più recenti indicano una situazione sostanzialmente stabile rispetto agli ultimi anni, senza progressi rapidi verso i target raccomandati a livello internazionale.
Perché questo dato è rilevante oggi
Ridurre l’apporto di sodio non è una raccomandazione fine a sé stessa: ha ricadute concrete sulla prevenzione dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari, prime cause di morte e disabilità. Inoltre, un consumo elevato di sale è associato a un aumento del rischio di disturbi renali, alcuni tumori e a problemi di densità ossea.
Per i sistemi sanitari locali, meno casi di ipertensione e complicanze cardiovascolari significano meno ricoveri e costi minori nel medio-lungo periodo. Per i singoli, invece, cambiare alcuni comportamenti alimentari può tradursi in benefici immediati sulla pressione arteriosa e sul benessere generale.
Cinque azioni concrete per ridurre il sale
- Preferire aromi alternativi come erbe, spezie, aglio e scorze di agrumi nella preparazione dei cibi, anziché aggiungere sale.
- Risciacquare e sgocciolare verdure in scatola e legumi per abbassare il contenuto di sodio; aumentare il consumo di frutta e verdura fresca.
- Leggere le etichette nutrizionali e scegliere prodotti con contenuto di sodio più basso.
- Diminuire gradualmente la quantità di sale usata durante la cottura per abituare il palato a sapori meno salati.
- Non portare il sale in tavola e limitare salse o condimenti già salati.
Le raccomandazioni arrivano dall’ISS con l’intento di orientare scelte individuali e politiche di prevenzione alimentare. L’obiettivo è chiaro: contenere il consumo di sale per ridurre il peso delle malattie croniche sulla popolazione italiana.












