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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sulle equipollenze il 22 maggio 2026, l’osteopatia compie il passo decisivo per la piena integrazione nel Servizio Sanitario Nazionale. La norma definisce come verranno valutati i titoli già conseguiti e l’esperienza professionale, una svolta che interessa migliaia di operatori, compresi coloro formati all’estero.
Cosa prevede il decreto
Il provvedimento dettaglia i criteri per il riconoscimento dei titoli e per il conteggio dell’esperienza maturata: elementi indispensabili per iscriversi agli elenchi speciali previsti dalla normativa. In pratica, chi esercita già l’attività potrà far valutare il proprio percorso formativo per ottenere l’equipollenza e accedere al nuovo quadro regolamentato.
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Questo passaggio amministrativo è pensato per rendere omogenee le procedure su tutto il territorio nazionale e per evitare disparità tra professionisti formati in contesti diversi.
Un processo iniziato nel 2018
Il decreto chiude una sequenza normativa avviata dalla Legge 3/2018, che per la prima volta ha riconosciuto l’osteopatia come professione sanitaria. Successivi atti istituzionali hanno progressivamente definito profilo professionale, competenze e il percorso universitario abilitante.
Tra i passaggi più rilevanti: il DPR n.131 del 2021 ha tracciato le competenze dell’osteopata, mentre l’ordinamento didattico approvato nel 2023 ha introdotto il corso di laurea abilitante. Il decreto pubblicato ora rappresenta l’atto finale di questo itinerario normativo.
Impatto sui professionisti
Per gli operatori attivi la novità più immediata è la definizione di certezze giuridiche: un quadro di regole ufficiali per l’esercizio della professione, criteri di accesso e modalità di formazione riconosciute. Questo facilita l’inclusione in percorsi istituzionali come l’iscrizione a elenchi o, in prospettiva, a un albo professionale.
Il decreto è particolarmente rilevante per chi ha studiato all’estero: prevede infatti la possibilità di valutare e riconoscere titoli conseguiti fuori dall’Italia, riducendo il rischio di esclusione dal mercato del lavoro sanitario nazionale.
Le reazioni delle associazioni
Le principali organizzazioni del settore hanno accolto positivamente la pubblicazione. Mauro Longobardi, presidente del Registro Osteopati d’Italia (ROI), ha definito il decreto come l’esito di un lungo percorso di confronto istituzionale e professionale, sottolineando che il provvedimento rappresenta un riconoscimento della storia e dell’impegno degli operatori.
Secondo alcune voci nel mondo professionale, l’atto finale può essere visto sia come un compromesso necessario sia come una tappa utile per consolidare la tutela della professione e la qualità delle prestazioni offerte ai cittadini.
Il Dpcm di marzo 2026, che ha già fissato i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi, e ora il decreto sulle equipollenze, pongono le basi per una transizione amministrativa che nei prossimi mesi richiederà l’attivazione delle procedure operative da parte degli enti competenti.
Per i cittadini la rilevanza pratica è chiara: l’integrazione dell’osteopatia nel sistema sanitario nazionale promette standard più uniformi e controlli istituzionali, con possibili ricadute sulla qualità dell’offerta e sulla responsabilità professionale.
Nei prossimi mesi sarà importante seguire le circolari operative e i regolamenti attuativi che definiranno tempi, modalità di domanda e criteri di valutazione per chi intende ottenere il riconoscimento previsto dal decreto.












