Mostra sommario Nascondi sommario
Un’analisi pubblicata su The Lancet avverte che i disturbi mentali sono cresciuti rapidamente e ora influiscono su una porzione molto più ampia della popolazione rispetto al passato: la diffusione è aumentata al punto da porre queste patologie al centro del carico globale di disabilità. Il dato più allarmante è la concentrazione del problema tra gli adolescenti e le donne, mentre la pandemia ha accentuato tendenze già in corso.
Numeri chiave e portata dello studio
La ricerca, guidata dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) con la collaborazione dell’Università del Queensland, compila la più ampia valutazione fino ad oggi sull’impatto dei disturbi mentali tra il 1990 e il 2023. Sono state esaminate 204 nazioni e 12 categorie diagnostiche, suddivise per sesso e 25 fasce d’età.
Microbiota condiziona l’appetito: nuove prove sul controllo intestino-cervello
Gambe rinforzate: 3 movimenti yoga semplici da fare ogni giorno
Il risultato: circa 1,2 miliardi di persone convivono oggi con un disturbo mentale, quasi il doppio rispetto ai primi anni Novanta. In termini di perdita di qualità di vita, i disturbi mentali hanno prodotto circa 171 milioni di anni vissuti con disabilità (YLD) nel 2023, pari a oltre il 17% del totale globale.
La spinta post‑Covid: ansia e depressione in aumento
I maggiori incrementi di prevalenza registrati negli ultimi anni riguardano i disturbi d’ansia e il disturbo depressivo maggiore. Dal 2019 la depressione maggiore è salita di circa un quarto nella prevalenza standardizzata per età, mentre i disturbi d’ansia sono aumentati di quasi la metà.
Secondo Damian Santomauro, coautore dello studio e ricercatore al Queensland Centre for Mental Health Research, l’aumento riflette sia gli effetti persistenti dello stress legato alla pandemia sia fattori strutturali di lungo periodo come povertà, violenza e indebolimento dei legami sociali. Per lui, la risposta richiede investimenti sostenuti nei servizi sanitari e strategie coordinate a livello internazionale.
Adolescenti e donne: il peso più pesante
L’età adolescenziale emerge come periodo di maggiore vulnerabilità: tra i 15 e i 19 anni l’incidenza di ansia e depressione raggiunge i livelli più elevati, con conseguenze che possono prolungarsi nell’età adulta.
Le donne sono colpite in misura superiore: nel 2023 si stima che circa 620 milioni di donne convivevano con un disturbo mentale, rispetto a 552 milioni di uomini. Anche la somma degli anni persi per disabilità (YLD) è più alta nel genere femminile, con margini che gli autori attribuiscono a una combinazione di fattori biologici, sociali e strutturali, tra cui maggiore esposizione a violenza e disuguaglianze di genere.
Distribuzione geografica e lacune nell’assistenza
I disturbi mentali non risparmiano nessuna regione: l’onere è aumentato in tutte le aree del mondo, ma con pattern molto diversi. Paesi ad alto reddito come Paesi Bassi, Portogallo e Australia mostrano tra le incidenze più elevate; contemporaneamente, incrementi significativi sono stati osservati anche in parti dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale.
La capacità di rispondere alla domanda di cura è però molto disomogenea. Le stime del Global Burden of Disease indicano che solo circa il 9% delle persone con disturbo depressivo maggiore riceve un trattamento minimamente adeguato a livello globale, e in 90 paesi meno del 5% ottiene cure sufficienti. Solo una manciata di Stati ad alto reddito — tra cui Australia, Canada e Paesi Bassi — supera una copertura del 30%.
Perché questo conta oggi
Un aumento così diffuso e rapido dei disturbi mentali ha effetti concreti: pesa sulle famiglie, riduce la partecipazione al lavoro e grava sui sistemi sanitari e sui bilanci pubblici. Senza un ampliamento significativo dell’accesso alle cure, le disuguaglianze nella salute mentale rischiano di consolidarsi, con ripercussioni economiche e sociali su larga scala.
Gli autori dello studio sottolineano la necessità di politiche pubbliche mirate, investimenti sostenuti nei servizi di salute mentale e percorsi di cura più accessibili, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito.
La fotografia disegnata dallo studio indica che la sfida è globale e urgente: intervenire ora può ridurre l’impatto futuro sui giovani, sulle donne e sulle comunità più vulnerabili.












