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- Perché la comunicazione è decisiva
- Dati recenti: la fotografia del 2024
- Cos’è la celiachia e come si manifesta
- Come si arriva alla diagnosi
- Screening pediatrico: una novità normativa e un progetto pilota
- Trattamento: una dieta da seguire tutta la vita
- Diritti e servizi: buoni, mense e scuola
- Cosa fare se si sospetta la malattia
In Italia sono circa 280mila le persone con diagnosi di celiachia: ma, considerata una prevalenza stimata dell’1% della popolazione, si ritiene che altre centinaia di migliaia siano ancora senza diagnosi. Con la Giornata mondiale della celiachia del 16 maggio e la settimana nazionale promossa dall’AIC, l’urgenza è chiara: migliorare informazione, diagnosi precoce e accesso a terapie e servizi.
Perché la comunicazione è decisiva
Negli ultimi anni la celiachia è stata al centro di molte convinzioni errate: dalla convinzione che la dieta priva di glutine faccia dimagrire per chi non è affetto, all’idea che si tratti di un’allergia temporanea. Tali malintesi possono ritardare la diagnosi e aggravare i rischi per la salute.
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L’Associazione Italiana Celiachia ha intensificato le attività informative in tutta Italia per contrastare disinformazione e «fake news», sottolineando la necessità di fonti affidabili e di percorsi diagnostici corretti, in particolare nei canali online dove circolano spesso notizie non verificate.
Dati recenti: la fotografia del 2024
Secondo la Relazione annuale del ministero della Salute presentata ad aprile, i casi diagnosticati nel 2024 sono 279.512, con un aumento di oltre 14mila nuove segnalazioni rispetto all’anno precedente. Il numero segnala un ritorno alle attività di controllo e diagnosi dopo i cali registrati durante la pandemia.
| Fascia d’età | Percentuale |
|---|---|
| 6 mesi – 5 anni | 2% |
| 6 – 9 anni | 5% |
| 10 – 13 anni | 6% |
| 14 – 17 anni | 7% |
| 18 – 59 anni | 67% |
| 60+ anni | 13% |
Cos’è la celiachia e come si manifesta
La celiachia è una condizione cronica in cui il sistema immunitario reagisce al glutine in soggetti con una predisposizione genetica, danneggiando la mucosa dell’intestino tenue. L’impatto può restare confinato all’apparato digerente oppure coinvolgere altri organi.
I quadri clinici sono vari. Esistono forme:
- classiche, tipiche dei primi anni di vita e caratterizzate da diarrea, rallentamento della crescita e sintomi digestivi;
- non classiche, con segni meno specifici (anemia, stanchezza, bassa statura) spesso osservate in età scolare e adolescenziale;
- silenti, senza sintomi evidenti, identificate attraverso screening di popolazioni a rischio;
- potenziali, con marcatori sierologici tipici ma danno intestinale minimo o assente.
Come si arriva alla diagnosi
Gli esami diagnostici includono test sierologici per anticorpi specifici e, quando necessario, la biopsia intestinale. È fondamentale eseguire gli accertamenti mentre la dieta include glutine, per non compromettere l’accuratezza dei risultati.
Una diagnosi ritardata o la scarsa osservanza della dieta aumentano il rischio di complicanze a lungo termine.
Screening pediatrico: una novità normativa e un progetto pilota
La legge n. 130 del 2023 ha aperto la strada al primo programma al mondo per lo screening pediatrico volto a prevedere la comparsa della celiachia e del diabete di tipo 1 prima dell’insorgenza dei sintomi. Un progetto pilota, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e condotto in Lombardia, Marche, Campania e Sardegna, ha coinvolto più di 5.500 bambini di 2, 6 e 10 anni.
Nel campione volontario il 2,8% dei partecipanti è risultato positivo ai test per la celiachia, mentre circa l’1,1% ha avuto valori borderline. Il programma pilota è propedeutico a un’implementazione nazionale prevista dall’autunno.
Trattamento: una dieta da seguire tutta la vita
Ad oggi l’unica terapia riconosciuta è una dieta senza glutine rigorosa e a lungo termine. Gli alimenti compatibili si dividono in varie categorie, a seconda della loro composizione e del processo produttivo:
- Alimenti naturalmente privi di glutine (es. frutta, verdura, carni, pesce, riso, mais, quinoa);
- Prodotti trasformati che non contengono ingredienti con glutine (es. latte, formaggi, yogurt, oli, zucchero);
- Preparazioni trasformate realizzate con ingredienti naturalmente senza glutine (es. alimenti panati con farine alternative, alcuni preparati pronti);
- Prodotti tradizionali «senza glutine» specificamente formulati per celiaci, come pane, pasta e dolci appositamente lavorati.
Diritti e servizi: buoni, mense e scuola
Le persone diagnosticate hanno diritto, a carico del Servizio sanitario nazionale, a buoni per comprare prodotti commerciali formulati per celiaci. Questi buoni coprono categorie quali pane, pasta, prodotti da forno e cereali per la colazione.
Una novità introdotta dalla legge di Bilancio 2026 è la circolarità dei buoni digitali: ora è possibile spendere i voucher anche fuori dalla Regione di residenza, semplificando l’accesso alle forniture.
Per quanto riguarda i servizi scolastici, il rapporto 2024 registra 33.027 mense che hanno fornito pasti senza glutine, di cui 22.972 in ambito scolastico. L’iniziativa dell’AIC «Tutti a tavola, tutti insieme» porta menù gluten free nelle mense di scuole dell’infanzia e primarie in oltre 600 Comuni, con l’obiettivo di favorire inclusione e normalizzazione del pasto per i bambini celiaci.
Cosa fare se si sospetta la malattia
Chi presenta sintomi sospetti o ha familiari di primo grado con celiachia dovrebbe rivolgersi al medico di base o al pediatra per ricevere informazioni sui test diagnostici appropriati. L’autodiagnosi attraverso l’eliminazione del glutine senza controlli medici può ostacolare gli accertamenti e non è raccomandata.
Per i cittadini e le famiglie la priorità rimane informarsi correttamente, chiedere valutazioni cliniche tempestive e affidarsi a operatori sanitari qualificati per programmi di screening e percorsi terapeutici.












