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Il prestigioso Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha ritirato uno studio sul trattamento del tumore al pancreas guidato dal biochimico spagnolo Mariano Barbacid: la motivazione ufficiale riguarda la mancata dichiarazione di legami economici con una società coinvolta nello sviluppo dei farmaci oggetto della ricerca. La notizia mette in luce rischi pratici e reputazionali in una fase in cui la comunità scientifica e il pubblico cercano risposte concrete per una malattia ad alta mortalità.
Cosa prometteva la ricerca
Lo studio, condotto al Centro Nazionale per le Ricerche Oncologiche di Madrid (CNIO), mostrava in modelli murini una regressione marcata di tumori pancreatici trattati con una combinazione di tre composti: daraxonrasib, afatinib e SD36. I ricercatori sostenevano che la strategia agiva su più vie di segnalazione collegate alla proteina KRAS, considerata un fattore determinante nello sviluppo dell’adenocarcinoma duttale pancreatico.
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I dati descrivevano risultati favorevoli in un gruppo limitato di animali — circa 45 topi — con regressione tumorale prolungata e senza evidenze di ricadute per oltre 200 giorni dopo il trattamento. Gli autori definivano i risultati come ben tollerati nei modelli sperimentali, ma ribadivano che si trattava di prove precliniche, non di studi su pazienti.
Il motivo del ritiro
Secondo la nota pubblicata da PNAS, la decisione di ritirare l’articolo è legata a un «conflitto significativo di interessi non dichiarato» da parte di Mariano Barbacid e due coautrici, Vasiliki Liaki e Carmen Guerra. I tre risultano avere rapporti finanziari con la società Vega Oncotargets, fondata con l’obiettivo di valorizzare e sviluppare i risultati del gruppo di ricerca del CNIO.
La rivista ha ricordato le sue regole specifiche per le sottomissioni effettuate da membri dell’Accademia nazionale degli Stati Uniti: quando esistono interessi economici che potrebbero influenzare la percezione dell’obiettività scientifica, la procedura editoriale richiede forme di sottomissione e dichiarazione differenti. In questo caso gli editori hanno ritenuto che la mancanza di trasparenza invalidasse la conformità alla policy e abbia reso necessario il ritiro.
La biotech e le reazioni
Vega Oncotargets, nata nel 2024 come spin‑off orientata allo sviluppo terapeutico, non è una casa farmaceutica tradizionale ma una società di trasferimento tecnologico/biotech che punta a trasformare scoperte di laboratorio in candidati farmaci. Barbacid e Carmen Guerra figurano tra i promotori dell’iniziativa.
In Spagna la pubblicazione aveva generato forte attenzione pubblica e una raccolta fondi molto partecipata: sono state raccolte oltre 3,5 milioni di euro in donazioni destinate a sostenere la ricerca collegata a questo progetto. Il ritiro solleva dunque interrogativi sul destino di quei fondi e sulla fiducia dei donatori, oltre a porre domande sulla governance delle spin‑off accademiche.
Implicazioni pratiche
Dal punto di vista clinico, il ritiro non significa automaticamente che i risultati sperimentali siano falsi, ma rallenta la transizione verso studi clinici e complica la valutazione indipendente dei dati. Per i pazienti e i familiari in cerca di speranze terapeutiche significa maggiore incertezza sui tempi e sulle prospettive effettive di una possibile terapia.
Per la comunità scientifica e le istituzioni coinvolte, il caso richiama l’attenzione sull’importanza di regole trasparenti e di una comunicazione rigorosa dei conflitti di interesse: strumenti essenziali per preservare credibilità, evitare slittamenti etici e tutelare risorse pubbliche e private.
A questo punto è probabile che il CNIO, la rivista e gli enti finanziatori avviino verifiche interne per chiarire la natura e l’estensione dei rapporti economici e per stabilire eventuali conseguenze amministrative o correttive. Il dibattito su come bilanciare trasferimento tecnologico, incentivazione dell’innovazione e rigore scientifico resta aperto e centrale per il futuro della ricerca oncologica.












