Mostra sommario Nascondi sommario
Il 6 aprile, in Puglia, un’équipe chirurgica ha asportato un tumore del colon mantenendo il paziente sveglio grazie all’integrazione dell’ipnosi con tecniche anestesiologiche locali: un approccio pensato per ridurre i rischi legati all’anestesia generale in persone fragili. L’esito dell’intervento è stato definito positivo e riapre la discussione su alternative meno invasive per chi ha condizioni cardiache o respiratorie che rendono l’anestesia totale pericolosa.
L’intervento e la tecnica adottata
Secondo quanto riferito, l’operazione è stata eseguita in anestesia locale o loco-regionale, accompagnata da sedazione leggera e da sessioni di ipnosi applicata clinicamente per gestire il dolore e l’ansia intra-operatoria. Il paziente, un uomo di 76 anni, è rimasto vigile ma collaborante durante le fasi critiche dell’asportazione.
Microbiota condiziona l’appetito: nuove prove sul controllo intestino-cervello
Gambe rinforzate: 3 movimenti yoga semplici da fare ogni giorno
Il protocollo ha richiesto la presenza di un team multidisciplinare: chirurghi, anestesisti con esperienza in tecniche non convenzionali e personale infermieristico formato alla gestione del paziente in stato di suggestione ipnotica.
Perché questa scelta è significativa oggi
Per chi ha elevati rischi cardiopolmonari, evitare l’anestesia generale può diminuire complicanze immediate come insufficienza respiratoria o instabilità emodinamica. Integrando anestesia locoregionale e ipnosi si può anche ridurre la necessità di farmaci oppioidi nel post-operatorio, con possibili benefici sul decorso e sul controllo del dolore.
In tempi in cui l’invecchiamento della popolazione aumenta il numero di pazienti operabili solo con margini ristretti di sicurezza, soluzioni alternative hanno un valore pratico e clinico immediato.
Limiti e precauzioni
Non è una tecnica adatta a tutti i casi: tumori di grandi dimensioni, interventi molto estesi o situazioni che richiedono controllo totale delle vie aeree restano indicazioni per l’anestesia generale. Inoltre, l’efficacia dell’ipnosi dipende da fattori individuali — come la predisposizione alla suggestione — e dalla preparazione dell’équipe.
La letteratura su ipnosi e sedazione in chirurgia è in crescita, ma mancano ancora studi randomizzati su larga scala che ne definiscano con precisione efficacia, limiti e protocolli standardizzati.
Cosa cambia per i pazienti
Per il singolo paziente fragile, questa opzione può rappresentare una via per ricevere cure chirurgiche senza esporsi agli stessi rischi dell’anestesia totale. Tuttavia, occorre un’accurata valutazione pre-operatoria e un consenso informato che chiarisca benefici e potenziali svantaggi.
Nei centri dove viene già praticata, la tecnica richiede investimenti in formazione e tempo per la fase pre-operatoria, quando si stabilisce il rapporto terapeutico e si valuta la risposta all’ipnosi.
Sul piano clinico, gli sviluppi futuri dipenderanno dalla raccolta sistematica di dati e dall’inclusione di queste modalità nei programmi di ricerca sul miglioramento della sicurezza chirurgica in pazienti ad alto rischio.












