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Oggi, in occasione della Giornata mondiale del rene, tornano sotto i riflettori disturbi che spesso restano silenti: la malattia renale cronica riguarda stime che arrivano fino a un cittadino su dieci e, in termini assoluti, circa 4,5 milioni di italiani. La notizia è rilevante perché molte persone scoprono la condizione solo quando è già avanzata, con ricadute sulla salute cardiovascolare e sui costi per il sistema sanitario.
Perché la questione è urgente
La contrarietà principale è la diagnosi tardiva. Nei primi anni la malattia può non dare sintomi evidenti, e questo rende fondamentale il ruolo dello screening nei gruppi a rischio: chi ha diabete, ipertensione, obesità o una familiarità per problemi renali.
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La progressione della malattia aumenta la probabilità di arrivare all’insufficienza renale e di dover ricorrere a terapie sostitutive come dialisi o trapianto. Inoltre, chi convive con una funzione renale compromessa ha un rischio più elevato di eventi cardiaci.
Cosa si può controllare — e come
Esistono esami di base semplici e accessibili per individuare segni precoci: il dosaggio della creatinina per calcolare l’eGFR e l’analisi delle urine per rilevare l’albuminuria. Identificare alterazioni in queste prove permette di intervenire prima che la malattia peggiori.
Per ridurre il rischio o rallentare la progressione sono rilevanti accorgimenti consolidati: tenere sotto controllo la pressione arteriosa, gestire il diabete, limitare il consumo di sale, evitare l’abuso di farmaci anti-infiammatori non steroidei e mantenere uno stile di vita attivo. Anche piccoli cambiamenti quotidiani possono avere un impatto nel lungo periodo.
Ruolo della prevenzione e dei servizi sanitari
Le associazioni di settore e molte strutture locali utilizzano la Giornata mondiale del rene per offrire informazioni, screening e campagne di sensibilizzazione. La prevenzione precoce non solo migliora la qualità di vita delle persone, ma può anche alleggerire la pressione sui servizi specialistici e sui bilanci sanitari.
Per chi scopre alterazioni agli esami di primo livello, il passo successivo è la valutazione da parte del medico di famiglia o del nefrologo: solo una diagnosi accurata permette di impostare terapie e percorsi di monitoraggio appropriati.
Se oggi rientrate in una categoria a rischio, prenotate un controllo di base e seguite i consigli del vostro medico: conoscere il proprio stato renale è la misura più efficace per prevenire danni irreversibili.












