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I servizi di psicologia sembrano tornare a prediligere l’incontro faccia a faccia: secondo i dati raccolti da ProntoPro, nel 2025 la maggior parte delle richieste di supporto sono rivolte a sessioni in studio, mentre le consulenze a distanza perdono terreno. La svolta segna un cambio di priorità che ha effetti concreti su accessibilità, liste d’attesa e organizzazione degli studi professionali.
Il dato che spicca
ProntoPro registra che nel 2025 circa il 87% delle richieste relative a servizi psicologici riguarda appuntamenti in presenza. Questo spostamento si traduce in una diminuzione rilevabile delle richieste per la terapia online, che durante la pandemia aveva registrato un forte aumento.
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Non si tratta solo di numeri: la predominanza delle sedute in studio influisce sulla capacità degli operatori di accogliere nuovi pazienti e sulle tempistiche per un primo colloquio.
Perché conta oggi
Il ritorno alla modalità tradizionale interessa chi cerca aiuto e chi lo offre. Per gli utenti, significa spesso tempi d’attesa più lunghi e la necessità di spostamenti fisici; per i professionisti, implicazioni organizzative e logistiche diverse rispetto a un’offerta digitale. In un contesto in cui i bisogni di salute mentale restano elevati, questi cambiamenti hanno ricadute immediate.
Possibili cause
Dietro il fenomeno si possono individuare diverse ragioni. Alcuni pazienti indicano la preferenza per il contatto diretto e la percezione di maggiore efficacia del colloquio in presenza. Altri citano limiti pratici delle sessioni online: difficoltà di connessione, problemi di privacy in casa, o la mancanza di uno spazio protetto per parlare liberamente.
Dall’altra parte, molti professionisti stanno riaprendo gli studi dopo gli anni di lavoro da remoto, ripensando all’organizzazione degli appuntamenti e alla proposta di percorsi che alternino sessioni in presenza e incontri a distanza.
Chi resta svantaggiato
Il calo dei consulti online rischia di colpire chi vive lontano dai centri urbani o ha mobilità ridotta: per queste persone la telepsicologia rappresentava una soluzione concreta per l’accesso alle cure. Anche studenti, lavoratori con orari flessibili e chi preferisce l’anonimato possono aver visto ridurre le opzioni disponibili.
Al tempo stesso, il ritorno alle sedute in presenza può favorire la qualità del percorso terapeutico per alcuni casi clinici che beneficiano del contatto diretto.
Implicazioni per operatori e sistema
Per gli studi professionali la tendenza impone scelte organizzative: ampliamento degli spazi, gestione delle liste d’attesa, valutazione di percorsi ibridi. A livello di sistema sanitario e privato, potrebbe crescere la domanda di regole chiare su rimborsi e standard per la pratica online, oltre alla necessità di garantire l’accesso in zone meno servite.
Infine, la competizione tra canali — presenza vs remoto — spinge a ripensare anche la formazione degli psicologi, con competenze digitali che restano utili nonostante la preferenza per l’incontro fisico.
Consigli pratici per chi cerca aiuto
Se hai bisogno di supporto psicologico, valuta la disponibilità di entrambe le modalità e chiedi chiaramente i tempi di attesa. Per alcuni problemi, il primo colloquio può essere utile anche a distanza per accelerare l’accesso; per altri, la continuità in presenza può essere preferibile. Informati sulle politiche di cancellazione e sui costi, e considera la possibilità di percorsi misti se la presenza costante in studio non è praticabile.
La tendenza rilevata da ProntoPro non chiude il capitolo della teleterapia, ma rimette al centro la scelta del setting più adatto al singolo caso: una decisione che oggi ha effetti tangibili sia sull’esperienza del paziente sia sulla gestione degli operatori.












