Malnutrizione nei pazienti: screening rapido riduce rischi, ricoveri e costi

Mostra sommario Nascondi sommario

Un emendamento approvato con l’ultima Legge di Bilancio introduce per la prima volta uno screening nutrizionale dedicato ai pazienti oncologici: una misura apparentemente semplice che può però influire in modo concreto sull’efficacia delle terapie. Il tema è urgente perché la malnutrizione, spesso sottovalutata, continua a compromettere gli esiti clinici e la qualità di vita di molte persone con malattie croniche.

Perché conta ora

Negli ultimi mesi, dati presentati al congresso della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE) hanno ribadito un quadro già noto agli specialisti: l’apporto nutrizionale non è un dettaglio accessorio nella cura, ma un elemento che può determinare il successo o il fallimento di trattamenti complessi come quelli oncologici.

La novità normativa offre un’occasione pratica per trasformare le raccomandazioni in interventi strutturati, inserendo la valutazione nutrizionale tra le procedure di ingresso ospedaliero e favorendo l’accesso a terapie nutrizionali mirate quando necessario.

Impatto clinico e numeri chiave

La malnutrizione associata a malattia aumenta il rischio di complicanze e influisce negativamente su più fronti: dalla tolleranza alle terapie alla durata dei ricoveri, fino alla mortalità.

  • Prevalenza elevata: circa il 50% dei pazienti con patologie croniche o ricoverati presenta segni di malnutrizione.
  • Strutture per la lunga degenza: la quota arriva quasi al 70%.
  • Valutazioni carenti: meno della metà dei pazienti ospedalizzati viene sottoposta a una valutazione nutrizionale sistematica, anche quando il rischio è alto (anziani, oncologici).

Questi numeri spiegano perché inserire uno screening di routine al momento del ricovero può cambiare rapidamente il profilo di cura: individuare i pazienti a rischio significa intervenire prima che il quadro clinico peggiori.

Screening e interventi possibili

Progetti pilota avviati in alcune regioni, tra cui la Lombardia, hanno dimostrato che un semplice iter — screening iniziale seguito da una visita con il nutrizionista clinico — è sufficiente per attivare percorsi di supporto nutrizionale efficaci. Gli interventi vanno dagli alimenti a fini medici speciali alla nutrizione artificiale, quando necessari, sempre calibrati sulla singola condizione clinica.

Nel settore oncologico, in particolare, la comunità scientifica sottolinea da tempo i benefici di un approccio integrato che includa la nutrizione clinica come parte integrante del trattamento.

Antonella Lezo, presidente SINPE, ha definito l’approvazione dell’emendamento un passo importante, ma ha ricordato che servono ulteriori investimenti per estendere la pratica a tutti i pazienti a rischio e per colmare i vuoti organizzativi nelle strutture sanitarie.

Cosa cambia per i pazienti

  • Diagnosi precoce del rischio nutrizionale.
  • Programmi di nutrizione personalizzati che migliorano la tolleranza alle cure.
  • Riduzione delle complicanze e, in molti casi, dei giorni di degenza.
  • Migliore qualità di vita durante i trattamenti.

Per trasformare la misura in un risultato sistemico serviranno linee guida operative, formazione del personale e risorse dedicate. Senza questi elementi, lo screening rischia di restare un’indicazione isolata anziché diventare pratica clinica diffusa.

In sintesi: l’inserimento dello screening nutrizionale nella Legge di Bilancio rappresenta un passo concreto verso cure più complete e personalizzate per i pazienti oncologici. Resta ora la sfida di renderlo operativo, sostenibile e estendibile anche ad altre categorie a rischio.

Dai il tuo feedback

★★★★★

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



D come Dieta è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento