Dieta mediterranea: può ridurre il rischio di tumore al seno anche nelle donne con rischio genetico

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Una serie di studi italiani mette sotto la lente il ruolo dell’alimentazione nel modificare il rischio di tumore in chi porta mutazioni genetiche ad alto impatto, come quelle di BRCA1/2. Se confermati, i risultati potrebbero offrire strategie non chirurgiche per ridurre il rischio e dare nuove opzioni concrete a molte donne oggi costrette a scelte preventive pesanti.

Perché la questione è urgente

Ogni anno in Italia si stimano migliaia di nuovi casi di tumore al seno correlati a mutazioni ereditarie: questi dati spingono ricercatori e pazienti a cercare alternative complementari alla chirurgia preventiva — spesso mastectomia o asportazione delle ovaie e tube — che comportano conseguenze fisiche e psicologiche rilevanti.

Non tutte le portatrici di BRCA sviluppano la malattia, suggerendo che fattori esterni come ambiente, microbiota e abitudini di vita possono modulare il rischio genetico. Proprio su questi aspetti si concentrano ora nuovi studi clinici e osservazionali.

La dieta mediterranea sotto osservazione

Ricerche internazionali avevano già indicato la dieta mediterranea — ricca di cereali integrali, verdura, legumi, pesce, frutta secca e olio extravergine d’oliva — come modello protettivo per molte malattie cronico-degenerative. Ma erano ancora poche le prove specifiche per chi ha una predisposizione genetica al cancro.

Un trial clinico condotto su 502 donne portatrici di mutazioni BRCA ha mostrato miglioramenti su diversi biomarcatori associati al rischio oncologico: aumento di marker antinfiammatori, riduzione di fattori di crescita legati alla proliferazione cellulare, migliore profilo lipidico e modifiche favorevoli in microRna con funzione oncosoppressiva. Dati preliminari indicano anche meno nuovi eventi legati a BRCA tra le partecipanti che hanno seguito il regime alimentare studiato.

Il nuovo studio osservazionale via web

Per approfondire queste evidenze è partito un ampio studio prospettico, gestito via web, che sta reclutando donne con mutazioni BRCA. L’obiettivo è mappare con maggiore dettaglio come alimentazione, comportamenti quotidiani, microbiota e parametri biologici interagiscano con il patrimonio genetico nel determinare il rischio.

Il protocollo prevede raccolta di dati sullo stile di vita e prelievi di sangue per analisi molecolari e metabolomiche, oltre allo studio del microbiota intestinale per capire il ruolo di metaboliti come gli acidi grassi a catena corta (SCFA) — considerati in genere protettivi — rispetto alle lipopolisaccaridi (LPS), potenziali promotori di infiammazione cronica.

Per informazioni e adesioni è possibile scrivere a: [email protected].

Un aiuto pratico per le portatrici

Tutte le donne con mutazioni BRCA possono inoltre scaricare gratuitamente BRCApp, un’app che propone video-ricette, esercizi guidati e consigli pratici sullo stile di vita pensati per chi vive questa condizione di rischio.

Un altro fronte: la Poliposi Adenomatosa Familiare (FAP)

La Poliposi Adenomatosa Familiare è una patologia genetica rara che provoca la comparsa di numerosi polipi nel colon già in età giovane, con elevato rischio di trasformazione tumorale se non trattata. La chirurgia (colectomia) rimane il trattamento preventivo di riferimento.

Ricercatori hanno però ipotizzato che l’infiammazione intestinale e l’ambiente immunitario locale favoriscano la progressione da polipo a tumore. Per verificarlo è in corso uno studio clinico su 160 pazienti già operati: i partecipanti sono seguiti per 24 mesi e assegnati a una dieta mediterranea a basso impatto infiammatorio oppure a regime libero, per valutare se la dieta possa ridurre numero e dimensione dei polipi residui. Anche in questo progetto è stata sviluppata un’app per monitorare l’aderenza e lo stato di salute dei soggetti coinvolti.

Cosa significa per chi è portatrice di mutazioni

  • Non sostituisce la consulenza medica: le strategie alimentari e di stile di vita integrano, ma non rimpiazzano, le raccomandazioni cliniche personalizzate.
  • Possibili benefici biomarcatori: cambiamenti fisiologici misurabili (ormoni, fattori di crescita, lipidi, microRna) possono essere influenzati dall’alimentazione.
  • Partecipazione alla ricerca: aderire a studi osservazionali o clinici aiuta a definire linee guida basate su evidenze per future raccomandazioni.
  • Strumenti pratici disponibili: app dedicate come BRCApp offrono contenuti concreti per chi vuole migliorare alimentazione e attività fisica.

Studio Partecipanti Intervento Risultati principali
Trial dieta Mediterranea 502 donne con mutazione BRCA Regime alimentare mediterraneo Miglioramento di biomarcatori legati al rischio oncologico; meno eventi BRCA-relati (dati preliminari)
Osservazionale prospettico via web In reclutamento Raccolta stile di vita, sangue, microbiota Obiettivo: chiarire interazioni gene-ambiente e identificare abitudini protettive
Studio su FAP 160 pazienti operati Dieta mediterranea a basso impatto infiammatorio vs dieta libera Valutare riduzione di numero e dimensione dei polipi residui

Secondo gli esperti coinvolti nello studio, tra cui la dottoressa Patrizia Pasanisi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, approfondire l’effetto dello stile di vita su chi ha una predisposizione genetica è una priorità per offrire percorsi di prevenzione più sfumati e meno traumatici. I prossimi anni saranno decisivi per trasformare queste evidenze in raccomandazioni pratiche e sicure per le pazienti.

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