Lavoro a turni: cosa mangiare per avere più energia e dormire meglio

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Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Nutrition solleva nuovi segnali di allarme sul lavoro a rotazione: chi svolge turni, in particolare quelli notturni, rischia di peggiorare alimentazione, sonno e benessere psicologico. Questi effetti non sono solo teorici: interessano milioni di lavoratori e hanno ricadute pratiche sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro.

Dati chiave della ricerca

I ricercatori hanno analizzato 322 addetti in Italia, confrontando 166 persone che lavorano su turni (di cui circa il 57% con turni notturni) e 156 occupati con orario tradizionale. La prima autrice, la biologa nutrizionista Sofia Lotti dell’Università di Firenze, sottolinea che i risultati confermano trend già osservati in letteratura.

In sintesi: i turnisti mostrano una minore aderenza alla dieta mediterranea, consumando meno legumi e pesce; presentano una qualità del sonno sensibilmente peggiore e riportano più frequentemente sintomi di ansia e stress. In alcuni casi il rischio di disturbi del riposo è quasi triplicato rispetto ai non turnisti.

Perché i turni notturni fanno più danni

Non tutti i turni pesano allo stesso modo. L’analisi mette in evidenza che i turni notturni amplificano gli effetti negativi su alimentazione, sonno e salute mentale rispetto ai soli turni diurni. Studi precedenti citati dagli autori riportano che, tra alcune categorie professionali, fino al 70% lamenta sonno di scarsa qualità e oltre il 35% dei turnisti si addormenta sul posto di lavoro almeno una volta alla settimana.

In Italia, rilevazioni istituzionali (ISTAT e ISFOL) stimano che siano circa tre milioni i lavoratori coinvolti in attività notturne: numeri che rendono urgente intervenire a livello individuale, aziendale e politico per limitare gli impatti sulla salute.

Implicazioni pratiche e possibili interventi

Secondo gli autori, affrontare il problema richiede azioni multiple: ripensare le rotazioni, ridurre la consecutività dei turni notturni, e promuovere politiche aziendali che favoriscano il benessere psicofisico dei dipendenti.

  • Gestione dei turni: pianificare rotazioni che limitino le notti consecutive e prevedano pause adeguate.
  • Accesso a cibo sano: garantire opzioni nutrienti e facilmente disponibili durante i turni.
  • Educazione alimentare: offrire formazione su scelte pratiche per mantenere energia e recupero del sonno.
  • Supporto psicologico: servizi di consulenza per chi manifesta sintomi di stress o ansia legati al lavoro a rotazione.

Cosa scegliere a tavola quando si lavora a turni

Lotti raccomanda pasti leggeri e bilanciati: evitare alimenti troppo ricchi di grassi o zuccheri che possono causare oscillazioni di energia e interferire con il riposo. Privilegiare carboidrati a lento rilascio, come cereali integrali, e proteine magre aiuta a mantenere ritmi energetici più stabili.

Un punto pratico spesso trascurato: la presenza di opzioni sane sul luogo di lavoro può fare la differenza. Mensa aziendale, vending con scelte equilibrate o pacchetti pasto preparati possono ridurre la dipendenza da cibi pronti e poco nutrienti.

Cronotipo: non tutti rispondono allo stesso modo

Il concetto di cronotipo—la tendenza individuale a essere più attivi al mattino o alla sera—interviene significativamente. I cosiddetti «serotini» (chi è naturalmente più attivo la sera) mostrano abitudini alimentari meno regolari, tendono a consumare pasti più tardi o a saltarli e, secondo lo studio, risultano più vulnerabili ai danni della disallineamento circadiano rispetto ai «mattutini».

Questo non significa che i serotini non possano adattarsi; indica però che politiche di lavoro e consigli nutrizionali dovrebbero tener conto della variabilità individuale per essere efficaci.

Takeaway per lavoratori e datori di lavoro

Per i singoli: mantenere orari regolari dei pasti anche durante i turni, preferire alimenti che rilasciano energia gradualmente e cercare strategie per migliorare la qualità del sonno.

Per le organizzazioni: riprogettare i turni quando possibile, offrire punti ristoro con alternative salutari e programmi di supporto per la salute mentale.

Le evidenze del nuovo studio rafforzano un messaggio pratico: il lavoro a rotazione è un fattore di rischio modificabile. Intervenire oggi può ridurre malessere, errori sul lavoro e costi sanitari domani.

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