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Oggi la gestione dell’obesità passa per percorsi diversi: dietetica, nuovi trattamenti farmacologici e, per alcuni pazienti, la chirurgia. La scelta non è neutra: decide l’impatto sulla salute a lungo termine e richiede una valutazione approfondita prima di arrivare al bisturi.
Perché la chirurgia resta un’opzione
L’obesità patologica è un problema di salute pubblica con implicazioni concrete: aumenta il rischio di diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e alcuni tumori. Accanto ai farmaci innovativi (tra cui i recenti agonisti del GLP‑1) e ai percorsi educativi, la chirurgia bariatrica mantiene un ruolo terapeutico nelle forme più severe.
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Ma l’efficacia non dipende solo dall’intervento. «Non esiste una soluzione valida per tutti», spiega Luigi Boni, direttore della Chirurgia generale e mini‑invasiva della Fondazione IRCCS Policlinico di Milano: il successo dipende dalla scelta mirata del paziente e da un approccio integrato.
Chi può essere candidato
Secondo le linee guida della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità (SICOB), la chirurgia è presa in considerazione quando il BMI supera 40, oppure è pari o superiore a 35 se sono presenti patologie correlate (il diabete tra le principali).
Tuttavia il solo valore del BMI non è sufficiente: è necessario comprendere le cause del sovrappeso. Spesso alla base ci sono abitudini alimentari scorrette, ma non mancano problemi psicologici o disturbi metabolici che richiedono approfondimento. Per questo motivo ogni candidato percorre tappe cliniche obbligatorie prima di un’eventuale operazione.
Il ruolo dello psicologo
La valutazione psicologica è parte integrante del protocollo: l’obiettivo è capire se il paziente è motivato e pronto ad adattare il proprio stile di vita dopo l’intervento.
Se la disponibilità al cambiamento è insufficiente, i rischi sono doppi. Nel breve e nel lungo periodo il paziente potrebbe non ottenere i risultati attesi e, in alcuni casi, l’operazione può precipitare o amplificare disturbi psichiatrici. Per questo la preparazione mentale è tanto importante quanto quella medica.
Valutazioni mediche indispensabili
Il percorso multidisciplinare raggruppa più specialisti per ridurre rischi e migliorare i risultati:
- Nutrizionista: analizza storia ponderale, abitudini alimentari, esami clinici e metabolici; talvolta un’educazione alimentare efficace è già sufficiente per raggiungere il peso desiderato.
- Endocrinologo/internista ed epatologo: escludono cause endocrine di aumento di peso, individuano un diabete non diagnosticato e valutano la presenza di steatosi epatica (fegato grasso), molto comune in chi è obeso.
- Anestesista: valuta il rischio operatorio, che resta elevato nei grandi obesi; la preparazione pre‑operatoria può influire sulla scelta della procedura e sulla tempistica.
- Psicologo clinico: verifica motivazione e fattori psicosociali che possono compromettere l’esito dell’intervento.
Prima dell’intervento: le tappe chiave
- Accertamento dei criteri clinici (BMI e comorbilità)
- Valutazione psicologica della motivazione e della capacità di aderire ai cambiamenti
- Esami metabolici e controllo per steatosi/epatopatia
- Consulenze nutrizionali e possibile programma pre‑operatorio di perdita ponderale
- Valutazione anestesiologica e pianificazione perioperatoria
Seguire queste tappe non è solo burocrazia: è la condizione per non esporre il paziente a interventi che potrebbero non portare benefici o addirittura peggiorare la qualità della vita.
Nei centri multidisciplinari di riferimento, come quello del Policlinico di Milano, si punta a una decisione condivisa e personalizzata: chirurgia quando è l’opzione più utile, ma solo dopo aver escluso o trattato le altre cause e aver preparato il paziente ai cambiamenti richiesti.
In sostanza: la chirurgia bariatrica rimane uno strumento potente, ma efficace soltanto se inserita in un percorso completo che mette al centro la persona, non soltanto il peso sulla bilancia.












