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Al Policlinico Gemelli è stato presentato un nuovo saggio che mette sotto la lente l’impatto sulla salute dei prodotti alimentari moderni: Cibi Falsi, scritto da Riccardo Fargione e Stefania Ruggeri, solleva dubbi sui consumi crescenti di prodotti ultraelaborati e invita a rivedere scelte individuali e politiche pubbliche. La questione è urgente: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una quota rilevante della spesa sanitaria globale è legata a malattie causate da diete non corrette.
Autori e messaggio centrale
Il volume, pubblicato da Newton Compton Editori, nasce dall’esperienza di Fargione, direttore della Fondazione Aletheia, e di Ruggeri, nutrizionista del CREA. Gli autori descrivono una trasformazione del cibo che non è solo culturale ma anche sanitaria: nel mirino finiscono quegli alimenti “ultraformulati” ricchi di additivi e processi industriali che alterano la qualità nutrizionale.
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Non si tratta solo di preferenze individuali, spiegano gli autori, ma di trend di consumo che stanno cambiando i rischi per la popolazione, con un’incidenza particolarmente alta tra i più giovani.
I temi affrontati
Il libro analizza la questione su più livelli: dalle conseguenze cliniche — come l’aumento di obesità, diabete e infiammazione cronica — agli oneri economici sul sistema sanitario. Vengono discussi anche aspetti ambientali e geopolitici legati alla produzione e alla distribuzione di alimenti industriali, oltre a fenomeni come lo spreco e la malnutrizione che convivono nello stesso contesto.
Ruggeri ha messo in evidenza che il valore del cibo va oltre la mera funzione nutritiva, comprendendo impatti sociali ed economici che richiedono interventi coordinati.
La presentazione e le voci intervenute
L’incontro rientra nel programma “Gemelli incontra”, promosso dal Policlinico Gemelli insieme alla Fondazione Aletheia e all’Università Cattolica. Alla presentazione hanno partecipato esponenti del mondo accademico e della società civile: tra gli altri, il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo — autore della prefazione — e rappresentanti del CREA.
Dal dibattito è emersa la necessità di uno sforzo congiunto tra istituzioni, medici, scuole e consumatori per ridurre gli sprechi e riequilibrare i modelli di consumo, che oggi alternano eccessi e privazioni.
Fargione ha sottolineato il carattere inclusivo del libro: un’opera pensata non soltanto per addetti ai lavori ma per chiunque si occupi di salute pubblica, educazione alimentare o decisioni politiche.
Perché conta per i cittadini
Secondo il direttore scientifico del Policlinico, Antonio Gasbarrini, l’opera rappresenta una risposta pratica a una responsabilità collettiva: la diffusione di modelli alimentari dannosi richiede misure preventive che vadano oltre l’ambulatorio. In particolare, ha richiamato l’attenzione sull’effetto che certi prodotti possono avere sullo sviluppo cerebrale e sul sistema immunitario dei bambini.
Le conclusioni del convegno indicano percorsi concreti: potenziare l’educazione alimentare nelle scuole, intervenire sulla regolamentazione pubblicitaria e rivedere norme e incentivi che oggi favoriscono la diffusione di prodotti ultraelaborati. In sostanza, riportare la nutrizione al centro delle politiche sanitarie e di prevenzione.
Il libro si propone quindi come strumento di informazione e prevenzione, con l’obiettivo di stimolare scelte più consapevoli a livello individuale e decisioni più efficaci a livello istituzionale.












