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L’ondata influenzale continua a tenere elevati i contagi in gran parte d’Italia: secondo gli ultimi bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità siamo nella fase centrale dell’epidemia, con il picco che gli esperti stimano entro le prossime due settimane. La situazione interessa i servizi sanitari locali e resta utile sapere come proteggersi ora, mentre non si esclude una lunga coda che potrebbe protrarsi fino alla primavera.
Cosa cambia nelle prossime settimane
Il quadro aggiornato indica una diffusione ancora ampia: i numeri segnalati dall’ISS per la settimana tra il 29 dicembre 2025 e il 4 gennaio 2026 mostrano un aumento consistente delle sindromi respiratorie, anche se il trend ha mostrato una lieve flessione rispetto alla settimana precedente. Per la popolazione la posta in gioco è concreta: pressione sugli ambulatori e sugli ospedali, oltre al rischio maggiore per le persone fragili.
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Raccomandazioni dei medici di base
I medici di medicina generale insistono sull’importanza di misure semplici ma efficaci: chi può ancora vaccinarsi dovrebbe valutare l’opportunità, soprattutto per contenere la cosiddetta coda dell’epidemia. È inoltre consigliato mantenere il distanziamento sociale in ambienti affollati, usare mascherine in presenza di persone vulnerabili e osservare le norme di igiene base come il lavaggio frequente delle mani.
Questi comportamenti non solo riducono i contagi individuali, ma aiutano a limitare il carico sui servizi sanitari locali nelle settimane a venire.
Sintomi: cosa aspettarsi e quando consultare il medico
Le manifestazioni più comuni restano raffreddore, mal di gola, febbre, tosse, cefalea e dolori articolari. In molti casi i disturbi si risolvono in pochi giorni, ma la tosse e la rinorrea possono protrarsi: i medici segnalano una durata mediana di circa due-tre settimane per questi sintomi.
Se la febbre resta alta per più giorni o non risponde ai normali antipiretici è necessaria una valutazione clinica, così come in presenza di difficoltà respiratorie o segnali di peggioramento.
Paracetamolo è indicato come primo approccio per febbre e dolore, mentre l’uso di antibiotici non è giustificato in caso di infezione virale salvo documentata complicazione batterica.
Numeri chiave dal report ISS
Nella settimana indicata sono stati stimati circa 803mila nuovi casi di infezioni respiratorie acute in Italia, pari a 14,1 casi per 1.000 assistiti; dall’inizio della sorveglianza il totale arriva a circa 7,5 milioni di casi. I dati però vanno interpretati con cautela: il periodo natalizio può aver ridotto il numero di visite e la trasmissione completa delle segnalazioni.
Chi è maggiormente colpito
Come accade abitualmente, l’incidenza più alta è nella fascia 0-4 anni, dove si registrano circa 37 casi per 1.000 assistiti. Questo spiega anche la maggiore pressione sulle consulenze pediatriche nelle ultime settimane.
Distribuzione regionale e test positivi
L’intensità dell’epidemia varia sul territorio: molto elevata in Campania; alta in Sicilia e Marche; di livello medio in Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Umbria; bassa nel resto delle regioni. Nella prima settimana di gennaio il tasso di positività nella sorveglianza di comunità è stato del 17%, mentre nei flussi ospedalieri è arrivato al 40,5%.
Forme gravi: chi corre più rischi
La sorveglianza delle forme severe segnala numeri simili a quelli della stagione precedente. Tra i casi gravi il sottotipo più frequentemente isolato è A(H1N1)pdm09, mentre in circolazione nella comunità prevale A(H3N2). Va inoltre ricordato che la maggior parte dei pazienti con decorso grave non risultava vaccinata.
Per la popolazione questo significa che la vaccinazione continua a offrire un beneficio, in particolare per anziani, persone con patologie croniche e bambini piccoli.
Monitoraggio e prospettive
Gli esperti dell’ISS osservano una flessione della curva nelle ultime settimane, più marcata rispetto agli anni passati nello stesso periodo, ma sottolineano che soltanto i prossimi bollettini chiariranno se la discesa proseguirà o se assisteremo a una nuova ripresa dei casi.
Nel frattempo, le scelte individuali — vaccinarsi quando possibile, usare le mascherine in contesti a rischio e consultare il medico in caso di febbre persistente o peggioramento — restano le azioni più efficaci per proteggere sé stessi e alleggerire il sistema sanitario.
Aggiornamenti e dati dettagliati sono disponibili sui bollettini settimanali dell’Istituto Superiore di Sanità e presso i servizi di medicina territoriale.












