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Ventotto pazienti sono stati dimessi dall’ospedale Annunziata di Cosenza dopo un’intossicazione da botulino legata a panini con salsiccia e cime di rapa acquistati da un venditore ambulante a Diamante. Due persone, invece, hanno perso la vita: si tratta di Tamara D’Acunto e Luigi Di Sarno.
Il caso riporta al centro il tema della sicurezza alimentare e la capacità del sistema sanitario di riconoscere e trattare in tempo malattie rare ma potenzialmente fatali.
Prontezza e organizzazione ospedaliera
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Secondo il commissario dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, Vitaliano De Salazar, la tempestività nella diagnosi e la risposta clinica sono state decisive per limitare l’impatto dell’epidemia. Ha sottolineato come l’unità di crisi e i reparti coinvolti abbiano lavorato con procedure consolidate, contribuendo al successo delle cure per la maggior parte dei casi.
De Salazar ha inoltre annunciato l’intenzione di promuovere un convegno dedicato al tema: l’obiettivo è aggiornare le buone pratiche e condividere l’esperienza maturata, considerata rilevante vista la rarità delle segnalazioni di botulismo negli ultimi anni.
Il percorso di recupero di una giovane paziente
Tra i dimessi c’è anche la ventiquattrenne Gaia Vitiello, rimasta in terapia intensiva nelle fasi più critiche. Durante la conferenza stampa ha ringraziato il personale sanitario e ha ricevuto un mazzo di fiori e un simbolico “passaporto” dall’ospedale, con cui è stata nominata ambasciatrice dei valori dell’azienda.
La reazione della sala è stata calorosa: applausi per Gaia, visibilmente riconoscente e ora in convalescenza. Il direttore generale ha definito la sua guarigione motivo di orgoglio per l’équipe, sottolineando il valore umano oltre che clinico del lavoro svolto.
Implicazioni per i cittadini e per le autorità
Il focolaio richiama l’attenzione su alcuni punti pratici per la popolazione: conservazione degli alimenti, attenzione alle preparazioni vendute su strada e tempestiva consultazione di servizi sanitari in caso di sintomi sospetti (difficoltà respiratorie, visione doppia, difficoltà a deglutire, debolezza muscolare).
Per le autorità sanitarie locali sarà importante ricostruire la catena di produzione e distribuzione del cibo coinvolto, monitorare eventuali altri casi e valutare misure di controllo per prevenire eventi analoghi.
La vicenda, oltre al cordoglio per le vittime, lascia un bilancio operativo: la pronta risposta clinica ha permesso di stabilizzare e dimettere la maggior parte dei pazienti, ma rimane l’esigenza di rafforzare i protocolli di prevenzione e informazione rivolti sia agli operatori che ai consumatori.












