bimbi obesi: cibi pronti pesano sull’economia per 13 miliardi

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I bambini italiani stanno cambiando dieta: sempre più spesso scelgono snack confezionati e bevande energetiche, con effetti visibili sulla salute e un impatto crescente sui conti del Servizio sanitario. Il rapporto “Cibo e Bambini” della Fondazione Aletheia, presentato ieri al ministero dell’Istruzione, mette in luce numeri che spiegano perché la questione va affrontata subito, a scuola e nelle famiglie.

Consumatori sempre più giovani

Secondo il think tank guidato da Stefano Lucchini e diretto da Riccardo Fargione, il consumo di merendine e snack dolci tra i minori è ormai diffuso: più della metà dei bambini li mangia più di tre volte a settimana. I prodotti salati entrano regolarmente nella dieta di circa un ragazzo su dieci, mentre una quota consistente — circa un quarto — assume quotidianamente bibite zuccherate.

La frutta e la verdura non compaiono ogni giorno nel piatto di un quarto dei giovani intervistati, e la colazione perde terreno: il 10,9% dei bambini salta del tutto il primo pasto e un terzo la consuma in modo inadeguato.

I numeri dell’industria e del rischio sanitario

Il mercato degli alimenti pronti e degli snack vale oggi in Italia circa 34 miliardi di euro, con una spesa media per persona che si aggira sui 580 euro all’anno. A livello sanitario il conto è pesante: le cattive abitudini alimentari costano al Paese più di 13 miliardi di euro l’anno.

Nel mondo il fenomeno è enormemente più ampio: le vendite globali di alimenti altamente trasformati superano i 2.000 miliardi di dollari, mentre in Europa la spesa si attesta intorno ai 310 miliardi di euro, in aumento del 29% rispetto al 2019. Paesi come Finlandia e Irlanda registrano consumi pro capite superiori ai 1.200 euro.

Che cosa sono i prodotti ultra-processati

I cosiddetti alimenti ultra-processati sono spesso confezionati, ad alta densità energetica e poveri di nutrienti essenziali. Comprendono bevande gassate ed energetiche, snack industriali, biscotti e piatti pronti. Sono formulati per piacere al palato — grazie anche a additivi e aromi — ma associati a un aumento del rischio di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e, secondo alcuni studi recenti, anche di disturbi comportamentali e allergie.

In Europa la quota di calorie quotidiane derivante da questi prodotti varia molto: la Svezia è all’estremità alta con il 42,4%, mentre l’Italia si posiziona più in basso ma in crescita, con il 13,4% (contro una media europea del 27%).

Obesità infantile: la situazione in Italia

Nel nostro Paese quasi il 10% dei ragazzi tra 5 e 19 anni è in condizione di obesità e oltre il 27% è in sovrappeso. Questi valori collocano l’Italia nella parte centrale della classifica europea: non ai vertici, ma con tendenze in aumento. Nel giro di due decenni il fenomeno dell’obesità infantile è quadruplicato su scala globale.

Scuola e prevenzione

La fondazione sottolinea il ruolo cruciale delle mense scolastiche come primo presidio pubblico per promuovere abitudini alimentari sane: circa il 41% dei bambini in Europa ha accesso quotidiano a un pasto scolastico gratuito o sovvenzionato, quota che sale al 61% nei paesi ad alto reddito.

Nel suo videomessaggio il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha richiamato l’attenzione sull’assenza di adeguata informazione sui cibi ultra-processati e ha puntato il dito anche contro la sedentarietà e l’uso intensivo di smartphone, fattori che aggravano comportamenti alimentari scorretti. Per questo il ministero ha inserito l’educazione alimentare nel programma di educazione civica e ha rafforzato il divieto dei cellulari in aula, misura che ha suscitato dibattito tra studenti e famiglie.

Per Stefano Lucchini, l’educazione alla corretta alimentazione è «una leva di salute pubblica e responsabilità sociale»: insegnare a mangiare bene fin dall’infanzia significa costruire abitudini che durano tutta la vita, invece di preparare futuri pazienti. Aletheia e Coldiretti annunciano una serie di iniziative di informazione nelle scuole per estendere questi messaggi sul territorio nazionale.

Dal mondo dell’agricoltura è arrivato un appello simile: Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ha ricordato che il cibo è anche «cultura e economia», e che la scuola può avvicinare bambini e famiglie a scelte più sane e sostenibili. Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, ha proposto misure concrete come il divieto della pubblicità degli alimenti ultra-processati in televisione fino alle 21 e l’eliminazione di questi prodotti dai distributori automatici di scuole e ospedali.

Il quadro tracciato dal rapporto mette in chiaro una scelta politica ed educativa: intervenire subito sui luoghi dove si formano le abitudini quotidiane — scuole, mense, messaggi pubblicitari — per contenere costi sanitari futuri e migliorare la salute delle prossime generazioni.

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