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Al recente congresso della Società Italiana di Nefrologia è emerso un messaggio chiaro: adattare il modello alimentare mediterraneo alle esigenze dei pazienti con insufficienza renale può migliorare i risultati delle terapie farmacologiche. Questo approccio diventa cruciale oggi, tra nuove opzioni terapeutiche e l’aumento di pazienti con malattia renale cronica.
I reni svolgono funzioni vitali: filtrano scorie e liquidi, regolano minerali come sodio e potassio e contribuiscono al controllo della pressione arteriosa, alla produzione di globuli rossi e alla salute ossea. Quando la funzione renale cala, intervenire con una strategia nutrizionale mirata può rallentare il deterioramento e ridurre il rischio di ricorrere alla dialisi.
Cosa è stato discusso al congresso
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Specialisti presenti all’evento hanno proposto un modello di dieta ispirato alla tradizione mediterranea ma calibrato sulle esigenze renali. Il concetto, spiegano gli esperti, non è una semplice eliminazione di alimenti: si tratta di rimodulare l’apporto di sodio, fosforo e proteine senza compromettere l’apporto energetico complessivo.
Secondo Adamasco Cupisti, la strategia parte da regimi alimentari salutari — come la dieta mediterranea o la DASH — e li trasforma in protocolli pratici per pazienti con danno renale. L’obiettivo è mantenere il bilancio nutrizionale mentre si alleggerisce il carico di lavoro sui filtri renali.
Sinergia tra dieta e farmaci
Dieta e terapia farmacologica mirano spesso agli stessi meccanismi: ridurre la pressione glomerulare, limitare l’ipertensione locale e contenere la perdita di proteine nelle urine. Per questo, una corretta modulazione di sale e proteine può potenziare l’effetto di farmaci rivelatisi efficaci negli ultimi anni.
Un esempio concreto sono gli inibitori del cotrasportatore sodio‑glucosio 2 (Sglt2i): nati per il diabete, oggi hanno rilevanza anche per la protezione renale. Integrare l’alimentazione in modo appropriato può favorirne l’azione, ma la dieta stessa richiede monitoraggio medico, perché può avere controindicazioni se applicata in modo non personalizzato.
- Cosa ridurre: sodio e fosforo per diminuire il sovraccarico renale.
- Proteine: quantità calibrate a seconda del grado di insufficienza e dell’età.
- Mantenere le calorie: essenziali per evitare perdita di massa muscolare e malnutrizione.
- Prodotti aproteici: utili in alcuni casi per fornire energia senza aumentare i rifiuti azotati.
Vantaggi e possibili rischi
Una dieta ben pianificata può rallentare la progressione della malattia e ritardare la necessità di dialisi, riducendo anche la proteinuria. Tuttavia esistono rischi concreti: un apporto proteico troppo basso, soprattutto se non adeguatamente bilanciato, può portare a perdita di massa muscolare. Inoltre, piani alimentari percepiti come troppo restrittivi possono avere un impatto negativo sul benessere psicologico e sulla vita sociale del paziente.
Per questo motivo gli esperti insistono sul fatto che la terapia nutrizionale vada prescritta e seguita come un farmaco: con dosaggi, aggiustamenti nel tempo e controllo specialistico.
Personalizzare per età e contesto
Ogni paziente richiede un piano diverso: età, comorbilità, fragilità, abitudini culturali e situazione sociale influenzano le scelte. Gli anziani, ad esempio, rischiano la sarcopenia; per loro una riduzione proteica va valutata con attenzione e compensata per mantenere le funzioni muscolari.
Simone Vettoretti e Claudia D’Alessandro sottolineano l’importanza di adattare i piani nel tempo: periodi liberi dalla dieta, rivalutazioni dopo eventi clinici o stati emotivi particolari sono parte del percorso terapeutico. Anche la disponibilità e il rimborso dei prodotti aproteici variano sul territorio e possono influenzare le scelte pratiche.
Regole pratiche per pazienti e caregiver
Piccoli principi che i medici consigliano di tenere a mente:
- Non tentare di limitare le proteine senza supervisione; chiedere sempre il parere del nefrologo o del dietista.
- Ridurre il sale gradualmente per migliorare accettabilità e aderenza.
- Mantenere l’apporto calorico per preservare massa magra.
- Coinvolgere la famiglia e il contesto sociale per evitare isolamento e abbandono della dieta.
La conclusione principale è che la terapia dietetico‑nutrizionale deve essere parte integrante del percorso terapeutico per la malattia renale cronica, prescritta, adattata e seguita da un’équipe multidisciplinare che includa nefrologi e professionisti della nutrizione. Solo così si possono massimizzare i benefici delle nuove terapie senza compromettere la qualità di vita del paziente.












