Questo apparecchio per dimagrire sembra una tortura

Ha suscitato tantissime polemiche il nuovo apparecchio per dimagrire pensato per chi le ha provate tutte ma proprio non riesce a mangiare meno. Tuttavia sia online che dagli esperti si è levata un’alzata di scudi alla notizia della sua invenzione. I termini usati per commentare questo nuovo apparecchio per dimagrire infatti sono tutto fuorché rassicuranti.
Da aggeggio barbarico a tortura medioevale.
Di cosa si tratta?

Ebbene, un gruppo di ricercatori inglesi e australiani ha inventato e testato un piccolo dispositivo per perdere peso su un campione di donne obese, che sono dimagrite in media 7 chili in 14 giorni, assumendo 1200 calorie in forma di bevande.
Ma perché, non potevano mangiare?
No, il punto è proprio questo.
Lo strumento è una specie di apparecchio dentale che, applicandosi ai denti, dove viene fissato, non permette l’apertura della bocca per più di pochi millimetri, lo spazio sufficiente per introdurre dei liquidi, suggendoli. Ma bando alle ciance, lasciamo parlare le immagini.
Ecco l’apparecchio per dimagrire ideato dai ricercatori. Bello, vero?

Un mare di polemiche dietro il nuovo apparecchio per dimagrire

Definito in modo neutro “apparecchio intraorale”, questo dispositivo che non permette alle mandibole di aprirsi, dato che viene cementificato sui molari inferiori e superiori, ha sì permesso a un gruppo minuscolo di donne (7 nello studio) di dimagrire, ma ha anche suscitato, come è comprensibile, un mare di polemiche.

Tra cui due articoli, uno sul Washington Post e uno su Vice, in cui i giornalisti hanno interpellato degli esperti. Non uno di loro ha trovato qualcosa di positivo in questa trappola.

Il rischio più innocuo è proprio il danno ai denti, ma la preoccupazione maggiore sta nell’avere equiparato l’obesità all’eccesso alimentare, quando l’obesità in realtà è oggi definita una malattia multifattoriale, dove entrano in gioco più cause tra ormoni, predisposizione genetica allo stress, dipendenza psicologica da cibo, patologie come fattori di rischio (per esempio l’ovaio policistico nelle donne).

I ricercatori difendono la loro invenzione dicendo che è meno invasiva della chirurgia bariatrica, ma quello che sfugge è che occorre considerare ogni persona affetta da obesità come un caso a sé, qualcosa di irriducibile al numero della bilancia.

Solo un intervento personalizzato può aiutare un paziente affetto da obesità grave e questo intervento deve essere voluto dal paziente e mai imposto. Mettergli una museruola non è la soluzione. La soluzione non può prescindere dal preservare la dignità di chi soffre.

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