Metabolismo lento e longevità: studio smentisce il nesso

Un nuovo studio ribalta quello che finora si è pensato sul legame tra metabolismo lento e longevità.
Secondo una precedente ipotesi, infatti, sembrava che chi avesse un metabolismo lento vivesse anche di più.

Da qui l’idea di rallentare l’invecchiamento cellulare grazie a una dieta tendenzialmente ipocalorica (che rallenta il metabolismo) o a brevi terapie di digiuno.

Questa ipotesi è sempre stata supportata da studi perlopiù epidemiologici, cioè osservativi.
Per esempio gli studi che legavano un maggiore TSH alla longevità. Il TSH è l’ormone che stimola la produzione di ormoni tiroidei. Quando è troppo alto significa che qualcosa a livello della tiroide non funziona.

Infatti un maggiore TSH è stato al tempo stesso associato a maggiore rischio di malattie a carico della tiroide e a una riduzione della produzione dell’ormone tiroideo T3. Dunque pensare che alto TSH voglia dire vita più lunga è come dire che chi è ipotiroideo vivrà più a lungo.

L’ipotesi che il metabolismo lento fosse la chiave per una vita più lunga fu ideata da Raymond Pearl nel ventennio del secolo scorso.

Pearl in sostanza affermò che se la velocità di rigenerazione cellulare portava a un maggiore invecchiamento: allora un metabolismo più veloce era anch’esso associato a un invecchiamento prematuro. Ipotesi anche supportata non solo dagli studi osservazionali, ma anche dal fatto che un maggiore metabolismo sviluppa più radicali liberi.

Tuttavia oggi, uno studio dell’Università di Tsukuba fornisce un nuovo tassello di comprensione del fenomeno, che in sostanza ribalta indirettamente quanto sostenuto da Pearl.

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