L’ormone della sazietà influenza la risposta ai vaccini

Una scoperta molto interessante lega la leptina, il principale ormone della sazietà, all’efficacia dei vaccini.

Secondo gli autori dello studio, un team di ricercatori cinesi delle Università di Shangai e Hong Kong, avere bassi livelli di leptina riduce la risposta ai vaccini. E di conseguenza limita la loro efficacia.

La risposta ai vaccini dipende dal metabolismo

Gli individui sani e con un buon peso corporeo hanno una risposta anticorpale più duratura ed efficiente in seguito al vaccino proprio perché hanno buoni livelli di leptina. Al contrario, chi ha bassi livelli di leptina o ha una condizione nota come resistenza alla leptina, sarà coperto con minore efficacia dal vaccino.

I ricercatori hanno condotto lo studio su soggetti che avevano fatto vaccinazioni per le influenze e l’epatite B, scoprendo che c’erano differenze interindividuali all’efficacia dei vaccini che si potevano spiegare proprio a partire dai loro livelli di leptina.

L’obiettivo dello studio era infatti quello di capire i meccanismi per cui per certi individui i vaccini sono meno efficaci che in altri: questi individui hanno una risposta anticorpale più bassa.

Per esempio, nel vaccino contro l’influenza, i più giovani hanno una copertura che va dal 70 al 90%, in quelli più anziani va dal 17 al 53%.  Tale differenza è causata dall’attività delle cellule Tfh, le cellule T helper follicolari.
Queste cellule sono studiate da tempo per il loro ruolo nel processo immunitario, perché promuovono l’attività dei linfociti B e la produzione di anticorpi.

Ma cosa c’entra l’ormone della sazietà con le cellule T helper?

Ebbene, da anni sappiamo che il metabolismo influenza la risposta immunitaria: chi ha un buon metabolismo ha in sostanza difese immunitarie migliori e quando si vaccina produce più facilmente anticorpi.

Nello studio, pubblicato sulla rivista Nature, i ricercatori hanno analizzato vari parametri metabolici per capire come influenzassero la risposta anticorpale ai vaccini. E’ risultato che la leptina promuove la differenziazione delle cellule T helper follicolari e ne supporta la reazione immunitaria in seguito a vaccinazione.

Dunque bassi livelli di leptina in un soggetto saranno il segnale che il vaccino avrà scarsa efficacia.

Per testare la loro ipotesi, i ricercatori hanno analizzato i livelli di leptina di chi era stato sottoposto a vaccinazione. Hanno dapprima suddiviso le persone in gruppi diversi a seconda della loro risposta anticorpale al vaccino trivalente dell’influenza.
Hanno trovato bassi livelli di leptina in chi aveva avuto una risposta immunitaria bassa o nulla dopo il vaccino.

Poi hanno fatto il contrario. Ovvero hanno raggruppato i soggetti vaccinati in base ai loro livelli di leptina e non alla loro risposta anticorpale.
E in chi aveva bassi livelli di leptina il vaccino aveva avuto scarsa efficacia, con poca o nulla produzione di anticorpi. I livelli più bassi di leptina appartenevano a chi non aveva avuto produzione di anticorpi, cioè risultava non rispondente al vaccino.

Lo studio è stato poi fatto anche sui topi per osservare i meccanismi di azione sulla leptina. Tali risultati hanno confermato di nuovo le ipotesi dei ricercatori.

I quali vogliono usare questa scoperta anche nella campagna di vaccinazione contro il Covid, cercando di potenziare la produzione di cellule T helper nei soggetti con bassi livelli di leptina per aumentare l’efficacia di copertura del vaccino.

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